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Blog: l’irresistibile crescita dello sfogatoio virtuale

Scritto da Giancarlo Dotto

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Viaggio in un mondo che non dorme mai, tra notizie e nequizie, letteratura e spazzatura_Blogpoly: il Monopoli rivisto dai blogger_Il blog al cinema_Internet: tutte le notizie_Blog: mai più senza
C’era una volta il deserto.
Il tumore al cervello era una cosa tua e di pochi intimi; la lavapiatti bastarda che ti allaga la casa, una tragedia, tu come Ifigenia, sola al mondo, che imprechi fra le quattro mura.
Sei lì che detesti Iva Zanicchi a Music farm? Stai ruminando un’opinione chic sui boxer di Tony Blair o l’ultimo film di Gabriele Muccino?
Una volta te la tenevi dentro, ora c’è la blogosfera
.
Lo sfogatoio virtuale. Editore a costo zero della tua testata, dieci secondi, invio, e sei voce dal sen fuggita.
Ivan Noble, giornalista della Bbc, scrive l’ultima puntata del suo Tumor Diary e riceve una valanga di messaggi commossi.
È la scoperta del cogito ergo sumus. Affidi la tua storia a internet e c’è sempre qualcuno che ti legge e ti risponde.


Digital rights
Solidale o stronzo, è qualcuno che certifica la sua ma, soprattutto, la tua esistenza. Ci sei tu, lo scriba, e ci sono loro, i fantasmini, impalpabili, grafomani che spuntano dal nulla. Basta tendere l’orecchio e ascoltare.

Sono migliaia i blogger all’opera. Come tarli. Il lavorio alle tastiere, la spremitura delle meningi. Più o meno l’ora in cui le suore in convento cantano le lodi al Signore.
Lo stesso feeling simbiotico con un aldilà che non ha bisogno di carne e di ossa. Scrivono o cantano, ma è lo stesso atto di fede. E non è vero che sono tutti insonni giovinastri in pigiama, con il make-up dell’uomo lupo, il pelo mannaro che cresce a vista e l’occhio che suda sangue, a scalciare pensieri e parole.
Ci trovi tutto e il contrario di tutto nell’ospitale mondo della tripla w. Nullafacenti, narcisi, professionisti, scrittori bulimici, politici a caccia di consensi, casalinghe, ninfomani e ora anche le monache. Quelle del monastero Sant’Anna di Carpineto Romano hanno inaugurato in questi giorni il loro blog. Uno dei circa 10 milioni attivi in tutto il pianeta.

I PIÙ SEGUITI

www.miserabili.com
Sito d’autore, scritto prevalentemente da Giuseppe Genna. Ricco di interventi e prese di posizione.

www.nazioneindiana.com
Sito collettivo, con contributi di scrittori diversi. Ciascuno può pubblicare ciò che vuole.

www.carmillaonline.com
Molto politicizzato, tra anarchismo e no global. Figura di riferimento, lo scrittore Valerio Evangelisti.

www.giuliomozzi.com
Altro sito d’autore, sorta di zibaldone in cui Mozzi propone le sue riflessioni su attualità e letteratura.

www.wumingfoundation.com
È il sito del celebre collettivo autore di Q (Einaudi). Ricco di immagini, plurilingue, moltissimi link.


Diari di bordo, stroncature, commenti, esercizi letterari, cazzeggio libero, anacoluti, frasi sospese, tutto in puro slang informatico. Pigiati nella stessa botte fermentano, e non è raro il buon vino.
Quelli che s’illudono di essere James Joyce e in qualche caso lo sono davvero lasciano il posto all’alba a quelli che credono di esserlo e non lo sono quasi mai. Si addormentano i blogger e si svegliano quelli che devono spiegare chi sono i blogger. In qualche caso le due figure coincidono ed ecco il Dottor Jekyll contemporaneo.

La blogosfera intanto cresce, si moltiplica, viaggia alla media di circa sei post ogni secondo. Si arriverà di questo passo al milione di messaggi al giorno.
È facile, gratificante, ci si autorizza da soli. Non ci sono più i cani spocchiosi a guardia del tempio. Basta immaginare di avere qualcosa da dire.
Il mainstream mediatico nazionale scopre ufficialmente la blogosfera il 1° maggio, il giorno in cui deve interrogarsi sull’esistenza di Macchianera, che una volta era il nemico giurato di Topolino ma oggi è il blog di Gianluca Neri, ex Cuore, ex Clarence, autore tv e insonne teppista del cyberspazio, celebre per aver pescato su internet il documento americano sul caso Calipari e svelato gli omissis sul suo sito.

In qualche altra parte del mondo era stato niente di meno che Rupert Murdoch, il totem settantenne dei paleomedia, a predire con l’abituale rudezza la fine dei quotidiani teocratici e a esaltare il fenomeno dei diari di bordo in rete, sbandierati ai suoi paleoreporter di News Corporation come la nuova frontiera vincente dell’informazione.
Una volta che hai scoperto il mondo dei blogger non hai scelta, puoi richiudere la botola sull’immondo formicaio, ammettere che esistono e seguirli da vicino o diventare uno di loro.
Come Dan Gillmor, che lascia a inizio anno la carta stampata, il San José Mercury News, di cui era celebre firma e apre una sua testata online (blog.journalism), anticipando la notizia in un’intervista al blog più diffuso al mondo, che non è americano ma coreano, Ohmy News: 2 milioni di lettori al giorno, migliaia reclutati come cronisti, 20 dollari massimo ad articolo.

Un assalto alla Bastiglia della comunicazione quello dei blogger? Petulanti ficcanaso hanno sputtanato e costretto alle dimissioni mostri sacri come Dan Rather ed Eason Jordan, il capo delle news della Cnn. Trascinano il boom dei siti d’informazione. The New York Times on line ha superato a marzo la versione cartacea, ed è la seconda fonte più citata dai 10 milioni di blog censiti da Blogpulse.

Smascherano il bluff delle aristocrazie del pensiero.
Quelli strapagati per scrivere, i pupilli degli editori. Dal mondo sempre meno sommerso dei «nativi digitali», giovani tra i 16 e i 26 anni, emerge sì lo Zelig dei cazzeggioni seriali, della serie «anche un asino parlò perché volle Dio», ma spuntano anche talenti veri, migliaia di Baricco, tonnellate di Faletti, columnist brillanti, elzeviristi, cronisti arguti.

Tutto quanto marciva nei cassetti. Esultano sociologi e anime belle. Dopo decenni di oralità sfrenata, barbara, televisiva, ritorna il piacere della scrittura.
La Einaudi pubblica la prima antologia dei nuovi narratori della rete (La notte dei blogger, a cura di Loredana Lipperini), nomi veri e pseudonimi, lo stesso Gianluca Neri, Giulia Blasi, La Pizia, Lorenzo, l’animatore di Personalità confusa, uno dei blog più frequentati d’Italia.
Va in crisi l’aura del cantastorie despota e unidirezionale, che vende la sua farina al popolo più o meno bue.

«Nascono nuove tribù. Persone che si apparentano in base alla propria quotidianità, alle idee, alla visione del mondo, una nuova agorà virtuale attraverso il ritorno alla scrittura» spiega Paolo Della Sala, semiologo, titolare del blog Le guerre civili e collaboratore di Ideazione, la rivista che ha messo insieme circa 200 blog liberali e di destra nel nome di Tocqueville, network di scambio e di aggregazione.
Dan Rather, per 24 anni conduttore delle famose «Evening News» Cbs: ha dato le dimissioni dopo che la comunità di internet ha rivelato che un suo «scoop» anti Bush era falso.
Più che triplicati nel mondo negli ultimi tre anni, Cina e Iran inclusi, i diari virtuali si moltiplicano in Italia. Dai 2 mila pionieri del 2002 ai circa 100 mila di oggi. «La più grande e più veloce rivoluzione nella storia della nostra specie: sei tu a pescare le informazioni che vuoi, nelle acque che preferisci» dice eccitato Beppe Grillo, che ha aperto il suo blog a gennaio e oggi viaggia alla media di 2-300 commenti al giorno per ogni post che scrive.

È davvero la new age di internet, una nuova comunità dalle prospettive insondabili o piuttosto una metropolis cupa e angosciante che allinea solo replicanti che parlano tutti la stessa lingua, come sostengono i detrattori? Solo spazzatura telematica, questo «grassroot journalism», giornalismo di massa che cresce dal basso? Una bidonville per deviati, dove prima si scarica e poi forse si filtra. Vespasiani per incontinenti, collage shakerati di disordini linguistici e psichici, che avrebbero indotto al silenzio anche una votata alla diaristica come Anna Frank.

Strumenti di terapia.
Come Mattiperilblog, il diario aperto sul web dagli psichiatri milanesi di Fondazione Lignea per dare voce al disagio dell’anima.
I blog come evoluzione del diario? «Sciocchezze» secondo Duccio Demetrio, professore della Libera Università dell’autobiografia di Anghiari, che ha sperimentato, odiato e chiuso il suo blog personale. «Il diario nasce come letteratura dell’intimità. Con i blog siamo all’opposto, esibizionisti scatenati che socializzano tutto».

Il fenomeno cresce a tassi di epidemia, ma è ancora lontano dall’essere un modello di business. Non si fanno soldi per ora con i blog, se si escludono gli effetti collaterali, l’impatto sui media, Selvaggia Lucarelli il caso più noto. Non tirano i banner pubblicitari e stentano a decollare gli hosting a pagamento.

L’ultima frontiera sono i blog multimediali. I videoblogger che, nei giorni dello tsunami, hanno stracciato i professionisti delle televisioni americane, le radioblog e ora anche la BlogTv lanciata in Italia dal canale satellitare Nessuno tv, primo esperimento al mondo che vede i videoblogger partecipare alla definizione del palinsesto televisivo.

Per aprire un blog in pochi minuti, basta andare su una delle piattaforme che offrono gratuitamente il servizio, registrarsi con un nome utente, una password e un indirizzo di posta elettronica.
Una volta confermata l’iscrizione cliccando sul collegamento ricevuto via email, scegliere una copertina grafica tra quelle proposte, inserire il primo post o messaggio e il gioco è fatto. Ecco alcuni service gratuiti per i blogger italiani:
Splinder.com: il più diffuso. Procedura semplice, l’interfaccia e la guida sono in italiano, la comunità dei blogger molto vitale. L’inconveniente: chi vuole eliminare i banner pubblicitari deve abbonarsi a uno dei servizi a pagamento.
Msn Space: facile da usare e da personalizzare. Ci si possono caricare testi e immagini. Prima di creare il blog bisogna registrarsi ad altri servizi. L’integrazione con Msn Messenger 7 è disponibile per ora solo in versione Beta.
Il Cannocchiale: il portale e l’interfaccia, non praticissima, sono completamente in lingua italiana. Sito personalizzabile. In collaborazione con Nessuno tv ha inaugurato la prima blogtv italiana.
Blogger: si distingue per l’estrema facilità d’uso, ci si iscrive in meno di cinque minuti. Non tutte le fasi di questa procedura sono in italiano, anche il pannello di controllo è in inglese. Si possono caricare testo e immagini su questo server ma non foto, per le quali bisogna rifarsi ad altri server.
Anche portali come Excite, Clarence, Virgilio e Libero offrono la possibilità di creare un diario in rete.
Un altro passo essenziale è quello di inviare i propri post agli aggregatori, sorta di bacheche gestite da singoli blogger e suddivise per aree tematiche.
I due aggregatori più famosi sono United Blogzine (www.unitedblogzine.net) e Blog Aggregator (www.bookcafe.net/blog/aggregator).

(G.D.)

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