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La Tv del futuro: via cavo on demand

Re Artù
Photogallery Tv_DIGITALE
MILANO, 22 GIU - Per accedere alla tv del futuro l’unica certezza oggi esistente e’ questa: sara’ necessaria una ”grande cerimonia di dimenticanza collettiva” (Aldo Grasso).
Spettacoli Perche’ solo cosi’ si potranno inventare nuovi contenuti slegati dalle logiche di palinsesto e audience e qualita’ eccetera.
A questa conclusione e’ giunto a Milano un dibattito sulla ‘Tv che cambia’ organizzato da Fastweb in occasione del lancio della sua nuova ‘Ip Tv’, una sorta di ‘iperTV’ dove e’ possibile …tutto. Perche’, stando a Fastweb, la ‘Ip Tv’ equivale alla ”tv che c’era’ piu’ ‘quella nuova’ piu’ ‘quella del futuro”.

Sulla nuova televisione e’ possibile cioe’ vedersi arrivare direttamente sullo schermo di casa contenuti ‘on demand’ e canali terrestri e satellitari visibili via fibra ottica e adsl in qualita’ audio e video digitale, senza bisogno di antenna o parabola. ”E’ come dire - ha spiegato l’amministratore delegato di Fastweb, Stefano Parisi - che con la nostra tv si ha la possibilita’ di stare davanti allo schermo di casa come al cinema”. Con la possibilita’, pero’, di scegliere (‘on demand’) uno dei cinquemila film oggi disponibili, oppure con la possibilita’ di vedere sullo schermo del televisore i servizi della segreteria telefonica, i fax.
Due in particolare i nuovi prodotti presentati oggi : ”Ontv Musica”, musica per tutti ‘on demand’, e ‘Fastgame’, galleria di giochi. Queste possibilita’ sono offerte dalla nuova tecnologia (fibra ottica) attraverso cui la tv di Fastweb si diffonde. Ma sara’ questa la tv del futuro? Probabilmente no, anche se nessuno allo stato e’ in grado di dire quale sara’. Accettato ormai universalmente il fatto che in tv vanno ‘prodotti’, nessuno oggi sa dire con certezza come essi saranno.

Si conosce la forma che avranno, che deriva dalla tecnologia attraverso cui la nuova televisione entra nelle case (via cavo, via satellite, via fibra ottica). Ma circa i contenuti dei nuovi formati televisivi, il dibattito e’ aperto e gli esperimenti sono solo agli inizi.

”L’unica cosa certa e’ questa - ha detto lo studioso di televisione Aldo Grasso, che ha partecipato al dibattito con Parisi e con altri esperti come il produttore Giorgio Gori o il professore Carlo Maria Guerci -: per arrivare a una vera nuova televisione ci vorrebbe una sorta di cerimonia di dimenticanza collettiva della vecchia. Una cerimonia che e’ impossibile.
Dunque impossibile prevedere quale sara’ il futuro. Possiamo solo constatare che oggi se da un lato c’e’ molta brutta televisione, dall’altro lato non c’e’ mai stata una bella tv come quella di questo periodo. Solo che la brutta tv uccide quella bella”.
Dello stesso avviso anche Giorgio Gori, che con la sua ‘Magnolia’ produce tv. ”I telefonini, fastweb, altri canali alternativi aprono nuovi scenari per la televisione - ha detto- Vanno sperimentati. Per esempio, negli Stati Uniti per la prima volta una sit-com trasmessa in contemporanea su una tv via cavo a pagamento e via ‘yahoo’ ha visto prevalere gli ascolti da pc.
Tutto cio’ apre scenari tutti nuovi”. Per questo, come ha concluso anche il sociologi Giampaolo Fabris, ”questo sarebbe il tempo del rito della dimenticanza collettiva. Perche’ dal punto di vista tecnologico siamo gia’ dentro alla postmodernita’ televisiva”. Ma, visto che i contenuti della tv sono ormai universalmente considerati ‘prodotti’, sara’ il mercato a decidere. Sul lungo periodo, naturalmente, tanto piu’ in Italia.

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