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Aruba replica alle accuse di violazione della privacy

Scritto da Giulio Boresa

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Aruba ha replicato ieri con un comunicato pubblico alle accuse dell’associazione Autistici/Inventati, chiarendo (dal proprio punto di vista) i retroscena di una intricata vicenda.
Il caso cui ci si riferisce è scoppiato nei giorni scorsi, sulle pagine di alcuni giornali (tra cui il Manifesto) e ha già provocato un’interrogazione parlamentare da parte di due deputati Verdi.
L’associazione ha scoperto la settimana scorsa che il 15 giugno 2004 la Polizia Postale aveva copiato il contenuto del disco del proprio server custodito in housing presso Aruba, per intercettare il traffico relativo all’e-mail croceneraanarchica@inventati.org, che era soggetta a indagini.
L’associazione accusa Aruba di non avere provveduto ad avvisare gli utenti e di averne violato la privacy. Aruba ha ora risposto facendo notare che “gli ordini dell’Autorità Giudiziaria non possono e non devono essere discussi o approvati, ma semplicemente eseguiti giusto quanto previsto dall’art. 650 c.p”. E che “il personale Aruba non era in alcun modo autorizzato a informare il cliente dell’attività svolta dalla Polizia giudiziaria senza incorrere a sua volta in responsabilità penali (es. art. 379 bis. c.p.).

In Rete e oltre
Invero, ogni giorno l’Autorità giudiziaria dispone decine e decine di intercettazioni telefoniche ma i gestori della telefonia coinvolti si guardano bene dal darne comunicazione ai clienti interessati”. Non c’è violazione della privacy perché i dati “sono stati acquisiti nel contesto di un’attività di indagine svolta esclusivamente dalla Polizia Giudiziaria”.
Nell’occasione Aruba ieri ha chiarito, per la prima volta, che l’azione della Polizia è nata “nel contesto di un procedimento penale contro ignoti per i reati di cui agli artt. 280 e 81 Cp ai danni di Prodi Romano e altri”. Emerge quindi il nome del leader del centrosinistra italiano come uno dei soggetti che potrebbero essere stati danneggiati dalle attività fatte su quel server.

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