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Usa, le mani su Icann

Scritto da Alessandro Lubello

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L’accordo che lega l’autorità per i nomi di dominio al ministero del commercio statunitense scade nel 2006, ma Washington non molla la presa Il governo della rete_Internet: le notizie
Il governo degli Stati Uniti non intende lasciare il controllo di Icann (Internet corporation for assigned names and numbers) dopo il settembre del 2006, data di scadenza dell’accordo che lega la società al ministero del commercio di Washington.
La notizia, confermata da Michael D. Gallagher, vice segretario di Ntia (National telecommunications and information administration, organismo del ministero del commercio da cui dipende Icann), segna un brusco cambio di rotta rispetto alle precedenti dichiarazioni di Washington, e soprattutto rischia di vanificare gli sforzi compiuti dalla stessa corporation negli ultimi anni per trasformarsi da società controllata dal governo statunitense in un organismo internazionale indipendente.

In diretta dalla rete
Icann, creata nel 1998 dall’amministrazione Clinton, nasce come società privata sottoposta alla giurisdizione californiana e assume compiti essenziali per il corretto e stabile funzionamento di Internet: la collocazione degli indirizzi Ip, la gestione del sistema dei nomi di dominio e dei relativi server Dns (Domain name system) di riferimento e la determinazione dei parametri inclusi nei protocolli Internet.
In particolare, coordina poi le operazioni e l’evoluzione del sistema di tredici root server dei nomi (dieci dislocati negli Stati Uniti e i restanti tre a Londra, Amsterdam e Tokyo), che indicano quale indirizzo Ip corrisponda a ogni singolo nome di dominio.
Oltre a ciò, l’idea di Clinton era di allargare il controllo della Rete alla porzione più ampia possibile della comunità Internet, ma gli auspici si sono realizzati solo in parte. L’attività di Icann, infatti, è fortemente influenzata da Washington e dall’industria statunitense, che influenza la nomina dei membri non elettivi del board.

L’annuncio di Ntia arriva in una fase cruciale del dibattito sul governo di Internet. Entro la fine di quest’anno sarà pronto un rapporto delle Nazioni unite su una possibile riforma del sistema. Tra le ipotesi in discussione, quella più accreditata è il passaggio di alcune funzioni Icann a un organismo Onu, probabilmente International telecommunications union (Itu).
In un comunicato disponibile on line, Ntia ha esposto in quattro punti una visione della gestione di Internet che sembra andare nella direzione opposta. Il governo degli Stati Uniti, si legge nel primo punto, si impegna ad assicurare la sicurezza e la stabilità dei server Dns, data l’importanza assunta da Internet per l’economia mondiale, e “pertanto manterrà la sua funzione storica di autorizzare cambiamenti o modifiche riguardanti la gestione del sistema”.
Washington, si legge nel resto del documento, riconosce l’interesse degli stati nazionali a gestire i propri Country code top level domain (Cctld) e incoraggia il dialogo sulla governance di Internet tra gli interlocutori interessati, ma nello stesso tempo ritiene Icann “il soggetto più appropriato per la gestione dei server Dns” e continuerà a “esercitare funzioni di controllo sull’organismo affinché Icann svolga con efficacia i propri compiti”.

I rappresentanti dell’ente non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma non mancano le reazioni preoccupate da parte di alcuni esperti. Per esempio Michael Froomkin, docente dell’università di Miami che ha fondato un sito di controllo sull’attività di Icann. “E’ probabile che alcuni paesi - dice Froomkin - decidano di ritirare il loro appoggio a Icann perché prima o poi quest’ultima potrebbe assumere il controllo dei root server”.
Nel peggiore dei casi, spiega il docente, i paesi che rifiutano il dominio degli Stati Uniti potrebbero creare un proprio sistema Dns, e allora Internet non sarebbe più un’unica rete. Questo significa che due utenti che digitano lo stesso indirizzo potrebbero raggiungerebbero due siti Web completamente diversi.

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