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We the media, il giornalismo del “popolo”
Un testo indispensabile, soprattutto per chi è curioso di quello che accade in questo nebuloso web 2.0. Si scarica anche da Internet_Tutte le recensioni
Tutte le recensioni Gillmor è un giornalista che da tempo si occupa di comunicazione on line e che, come dice nel testo, si è ben presto reso conto di come sia cambiato il suo ruolo negli ultimi anni. Dopo un passato di giornalista geloso delle proprie fonti e delle proprie realizzazioni, l’esperienza del Web gli ha fatto capire come il giornalismo possa in realtà essere una vera e propria conversazione. Da una parte c’è il giornalista che propone l’argomento e si sforza di tenere alto il livello della conversazione, dall’altra parte c’è chi legge, ma che diventa a sua volta un autore nel momento in cui decide di partecipare alla conversazione, magari inserendo un commento in un blog oppure utilizzando altri strumenti, come per esempio i form o le email (o strumenti più sofisticati, come i trackback).
Insomma, come dicevo in “web 2.0, quasi un manifesto. riassuntivo“, più che di utenti si parla in questo caso di veri e propri autori che “donano” le proprie competenze: una sorta di “open source journalism”. Questa affermazione potrebbe far pensare che tutti gli utenti del web siano quindi degli autori, ma Gillmor frena correttamente gli entusiasmi: il fatto che sia possibile diventare un autore, non significa automaticamente che tutti lo diventino.
Quello che cambia rispetto al modo tradizionale di fare informazione è che le possibilità sono le stesse per tutti, poiché basta un investimento minimo per essere raggiungibili 365 giorni all’anno sul Web. Ma è comunque necessario avere qualcosa da dire, e essere in grado di farsi ascoltare per più di 15 minuti. Chi lo riesce a fare, magari su argomenti specifici di cui è particolarmente competente, potrebbe anche riuscire a ricavarci, se non tutto, parte dello stipendio (nanopublishing).
Il lavoro di Gillmor è quindi passato da scrivere contenuti a porte chiuse a mettersi in comunicazione con i propri lettori che molto spesso di dimostrano, su ammissione dello stesso autore, più preparati di quanto sia lui stesso su un particolare argomento. Ma non c’è da vergognarsene. Anzi, anche le stesse aziende che producono software o beni di consumo cominciano a rendersene conto: sempre più spesso ai dipendenti è data la possibilità di realizzare il proprio weblog, quando non è lo stesso amministratore delegato a farlo.
Un modo per far sentire i lettori vicini all’azienda, ma anche per stabilire un forte dialogo con i possibili acquirenti. Anche in questo caso, quindi, una conversazione in continuo divenire.
L’intero testo, pubblicato da O’Reilly, è disponibile su Internet in formato Pdf con licenza Creative Commons.





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