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Il sesso in Rete dà dipendenza

Scritto da Claudio Cerasa

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Standard del web? Sempre più importanti | Web 2.0
Monica non ne aveva mai parlato con nessuno.
Lavorava da casa con il computer. Era estate, per strada non c’era nessuno, non c’erano gli amici e nemmeno il fidanzato. Da anni, ormai.
Monica non aveva mai visto un film porno. «Ero curiosa, non avevo nulla da fare. Ho cominciato a cercare qualche sito a luci rosse». Inizia a toccarsi.
Da lì non ha più smesso. «Sono arrivata a masturbarmi fino a sette volte al giorno». Senza più energia, debilitata. «Era diventato un rituale. Non credevo di essere dipendente».
Internet in diretta Da due mesi Monica ha un ragazzo e ha provato a smettere. «Ho cercato di non coccolarmi più» non c’è riuscita. «Le mie sedute sono un’altra cosa». Meglio, molto meglio del sesso vero. «È la mia unica fantasia».

Luigi era semplicemente appagato. I suoi problemi erano cominciati due anni prima: pensava di essere diventato impotente. Ha un figlio di quattro anni, ed è sposato da un anno. Era appagato e non aveva nessun tipo di fastidio.
Per lui la pornografia non era un problema. Non c’era senso di colpa, non c’era frustrazione. Luigi non pensava proprio di poter avere un problema. Non riusciva a spiegarsi questa «strepitosa emozione pornografica».
Ma stava bene. Non se n’è accorto, ma è diventata una malattia.

Lo è per Monica, lo è per Luigi. E lo è per un italiano su dieci secondo un rapporto (inedito) realizzato su un campione di 500 soggetti tra 17 e i 66 anni in tutto il territorio italiano dal Centro studi e ricerche Nostos in collaborazione con l’insegnamento di psicologia delle dipendenze, del corso di laurea in psicologia dell’Università degli studi di Urbino. Per la prima volta è stata realizzata una chiara mappatura dei soggetti a rischio di dipendenza dalla pornografia su internet. Distinguendo tra due patologie che finora erano state sovrapposte in un’unica definizione: il cyber sex addiction, da un lato il chat sex addiction dall’altro il cyber porn addiction. «Bisogna fare chiarezza» dice il professor Moreno Marcucci autore insieme al dottor Giuseppe Lavenia dell’inconsueta ricerca: «Non si possono confondere queste patologie.

Il cyber porn è un’attività passiva, nel chat sex c’è interazione. Le parole, le immagini, le fantasie e le stesse persone vengono condivise in tempo reale. Nel cyber porn le situazioni sono inventate.
Stereotipate. Non c’è nessuna forma di scambio, di interazione.
Da una parte il cyber porn-dipendente è consapevole di trovarsi di fronte a un computer. Cerca elementi pornografici sulla rete. Qui il rapporto è uomo-macchina. Nel chat sex la macchina, il computer non esiste più. La mediazione dello schermo, della rete, del web, non esiste più.
E i rapporti sessuali sembrano veri. C’è una sorta di spirito produttivo. Esistono. Diventano reali. Il problema è che però quella diventa l’unica realtà».

Luigi non riusciva a farne a meno. Non dormiva più, non riusciva più a lavorare, era diventato improvvisamente depresso. Era diventato impotente, ma non era depresso per questo.
Sono gli uomini (l‘80 per cento) a essere i più soggetti al cyber porn addiction. Il 92 per cento di loro, come Luigi, è sposato. Due su dieci si scopre bisessuale anche grazie alla rete. Luigi è un commercialista. Un professionista, come il 48 per cento di chi cerca il porno in rete.
Il 50 per cento degli uomini ha un’età tra i 37 e 46 anni. Tra le donne il 78 per cento ha tra i 27 e i 36 anni. I dipendenti da cyber porn sono quattro su cento. I dipendenti da chat sex sono sei su cento.
La maggior parte di loro (il 25 per cento) sono donne comprese tra 17 e 26 anni.
Quasi 4 su dieci sono studentesse, il 32 per cento non è sposato e più della metà (25 per cento e 33 per cento) utilizzano pratiche omosessuali o bisessuali.

«I dipendenti dalla cyber pornografia sono particolarmente soggetti ad altre forme di dipendenze» dice a Panorama Marcucci. Dipendenza sessuale, shopping compulsivo (soprattutto sulla rete), alcolismo e tossicodipendenze. Al 20 per cento dei dipendenti da cyber porn è stato riscontrato un abuso da alcol. Il 12 per cento dei dipendenti da chat sex ha avuto disturbi di carattere alimentare. Anoressia, bulimia. «Provano a risolvere i problemi che hanno nella vita grazie alla rete. Ma è la rete stessa che può amplificare e peggiorare i problemi proprio per il suo carattere estraniante».

Mario aveva cominciato solo con le immagini. Ha 46 anni, tre figli, è un ingegnere. Dopo aver finito di cenare Mario scendeva giù, nel seminterrato. «Dovevo finire di lavorare, era solo qualche ora in più». Aveva cominciato a scaricare film pornografici. Aveva cominciato a masturbarsi. «Non pensavo certo di tradire mia moglie». Continua così per sei mesi. Mario aveva appena superato la prima fase. Il primo stadio. «Il passaggio da cyber porn a cyber chat è graduale» puntualizza Lavenia. «Nel primo periodo l’utente subisce il fascino dell’innovazione. Apprende e cerca di scoprire tutte le nozioni possibili per sentirsi sicuro sulla rete. Cerca di attivarsi, vuole esplorare. Ma il suo rapporto è ancora uomo-macchina».

Mario cercava immagini, cercava emozioni. Si masturbava, non poteva più farne a meno. Era diventato dipendente. Ma era ancora passivo. «Volevo diventare attivo». Le immagini non bastavano più. I film neanche. Voleva una donna. La voleva su internet. Non pensava di tradire la moglie. Non pensava di tradire nessuno. Mario scopre le chat. Conosce ragazze, parla, si eccita. Il computer per lui non esisteva più. Le persone con cui parlava erano persone reali.
Quella era diventata la sua realtà. Il suo auto-piacere era diventato il suo unico piacere. «Le chat non mi bastavano più».
Marco voleva altro. Voleva eccitarsi con altro. Trova degli spettacoli con alcune modelle che si esibiscono in show erotici personalizzati. Personalizzati e a pagamento.
In otto mesi Marco ha speso 10 mila euro. Ora è in cura al centro Nostos di Senigallia.

AMANTI DEL VIRTUALE
I numeri della rete a luci rosse
Secondo uno studio realizzato dalla Nostos in collaborazione con l’Università di Urbino un italiano su dieci naviga su siti porno.
- L‘80 per cento di chi cerca il sesso via web sono uomini, il 20 per cento donne.
- Il 50 per cento degli uomini dipendenti da cyber-porno hanno un’età compresa tra i 37 e i 46 anni. Più giovani le voyeur donne: il 78 per cento ha un’età compresa tra i 27 e i 36 anni.

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