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iTunes-Francia, finalmente qualcuno le canta a Steve Jobs

Scritto da Antonio Munari

Vendite musicali in calo? Colpa dell’apatia non del p2p | Tutto sulla Mela
Il primo, vero, colpo, alla roccaforte iTunes-iPod parte dalla Francia. La decisione della camera bassa del parlamento francese di consentire a chiunque di creare lettori compatibili con i formati in cui sono archiviati i brani nel negozio musicale on line più frequentato del paese è quasi epocale. Per il contesto musicale, ovviamente. Ma non solo. Poiché al di là del fatto in sé, il suo significato va a estendersi all’intero modello di business praticato fin dai primordi dalla società di Cupertino.

Apple La scelta di Jobs, fin dall’inizio, è stata quella di presidiare i propri mercati, quello dei computer in testa, con intenti protezionistici, privilegiando gli alti margini su articoli di nicchia piuttosto che guadagni più contenuti sul singolo prodotto venduto però tra un bacino di utenza più ampio.

È impossibile, però, notare come l’iniziativa francese, seppur coatta, vada in realtà nella stessa direzione del percorso di apertura, questa volta ponderato, che il colosso della mela morsicata ha deciso di intraprendere collaborando con Intel.
Anche alla luce di questo tassello, forse Jobs avrebbe potuto raccogliere in anticipo le critiche sulla chiusura negozio-lettore che da più parti da tempo piovevano sul suo capo. Invece no, un colpo al cerchio e uno alla botte. Con lentezza e ritrosia.
E il rischio, chissà quanto consapevole, di passare da quel genio anticonformista che era un tempo al businessman senza scrupoli dei giorni d’oggi.

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