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Wikipedia, la battaglia della Britannica
I risultati, che registravano una vittoria della Britannica, sono stati pubblicati a dicembre: la pregiata enciclopedia redatta da esperti aveva battuto il sapere collettivo di un gruppo di appassionati e dilettanti. Tuttavia, i risultati hanno riservato una sorpresa: la Britannica conteneva parecchi errori e mostrava una precisione solo del 30% superiore rispetto all’enciclopedia gratuita.
Questo è stato troppo per la Britannica, che cinque settimane fa ha incaricato uno staff di 30 persone, tra esperti e redattori, di analizzare lo studio di Nature per confutarne i risultati. La conclusione del rapporto di 20 pagine dello staff è che «quasi tutto quanto riportato nell’indagine della rivista era sbagliato e fuorviante». Inoltre, l’enciclopedia ha chiesto che Nature ritrattasse lo studio. Nature ha replicato con una propria confutazione e si è rifiutata di ritrattare alcunché. Il 27 marzo, la Britannica è ripartita all’attacco, pubblicando inserzioni sul Times e sul New York Times. Nature ha contrattaccato con un editoriale di confutazione.
Alcune critiche della Britannica sono sofismi: non è stato apprezzato il titolo di Nature e Ted Pappas, redattore esecutivo dell’enciclopedia, sostiene che la rivista non ha permesso alla Britannica di visionare le prove su cui era basato lo studio fino a una settimana dopo la pubblicazione. Si è trattato di un comportamento sleale: nella frenesia mediatica seguita alla divulgazione dello studio, i giornalisti di Nature hanno discusso ampiamente dei propri risultati, mentre i redattori della Britannica sentivano di non potersi difendere.
Oltre a simili cavilli, vi sono un paio di questioni più serie. Una riguarda la precisione generale della Britannica, l’altra la sua precisione relativa rispetto a Wikipedia. Per quanto riguarda il primo aspetto, Nature ha individuato 123 errori in 42 articoli della Britannica, tra cui errori di fatto, affermazioni fuorvianti e omissioni fondamentali.
Tuttavia, molti di questi «errori» dipendono in realtà da opinioni dei revisori. Per esempio, in merito alla voce presente nella Britannica sul periodo cambriano, un revisore di Nature dichiara che «l’evoluzione delle parti dure all’inizio del cambriano comportava molto di più del mero sviluppo di carbonato di calcio». La Britannica replica: «L’articolo non sostiene, né implica che il carbonato di calcio spieghi tutto ciò che vi sia da sapere sulle parti dure». Complessivamente, la Britannica contesta 58 «errori», tutti punti su cui sarebbe possibile condurre un legittimo dibattito. Questo è importante. Se non si tratta di sbagli, allora la Britannica contiene 1,5 errori in ogni articolo, anziché tre.
Nature ha risposto affermando (correttamente) che l’obiettivo dello studio era mettere a confronto le enciclopedie. Poiché ai revisori non è stato detto da quale enciclopedia era stato tratto ogni articolo, non ci sarebbe stato alcun tipo di influenza: avrebbero avuto la stessa probabilità di avere divergenze di opinione con Wikipedia.
Ciò nonostante, non è possibile evitare di porsi alcuni interrogativi in merito allo studio. Tanto per cominciare, ci si chiede come i revisori abbiano potuto confrontare in modo imparziale le affermazioni fuorvianti degli articoli ben redatti e curati della Britannica con quelle degli articoli talvolta mal scritti e raffazzonati di Wikipedia. Commenti del tipo: «Questo è un articolo scritto male» non sono stati considerati.
Ignorando questa incognita, vi sono due potenziali fattori di distorsione. Uno è da individuarsi negli errori di omissione. Dei 58 errori discutibili della Britannica, circa 20 sono omissioni. Ma gli articoli di Wikipedia sono più lunghi di quelli della Britannica e tendono ad accumulare materiale e fatti, raccogliendo tutto ciò che è noto su un soggetto. La Britannica, al contrario, cura i propri argomenti in base a criteri di stile e leggibilità. Ciò significa tralasciare qualcosa ai fini della chiarezza. Pertanto, è probabile che qualunque confronto parallelo rilevi più omissioni nella Britannica, dal momento che sono stati inclusi meno fatti. Ma questo non significa necessariamente che la Britannica sia meno precisa. E se tutte le 20 omissioni individuate nella Britannica sono state ingiuste, allora Wikipedia sarebbe effettivamente meno precisa del 50%, non del 30%.
L’altro interrogativo riguarda il modo in cui i dati sono stati compilati. I giornalisti di Nature non sono stati sempre in grado di trovare voci identiche nelle due enciclopedie. Quando ciò si è verificato, i giornalisti hanno effettuato ricerche online sull’argomento utilizzando entrambi i siti web e, se necessario, hanno raggruppato brani di diversi articoli. (La Britannica sostiene che, in alcuni casi, i giornalisti hanno utilizzato paragrafi tratti da un’enciclopedia per bambini.)
Ma una simile compilazione non è stata realizzata alla cieca. Così, nel preparare il materiale, è possibile che i giornalisti di Nature abbiano praticato una distorsione inconsapevole, ma sistematica. Inoltre, poiché Wikipedia comprende un milione di voci e la Britannica solo 124.000, può essere che ai revisori siano stati consegnati più spesso articoli di Wikipedia completi da raffrontare con collage di articoli della Britannica, anziché il contrario.
È difficile non concludere che lo studio di Nature ha messo a confronto pere e mele. In ogni caso, gran parte del pubblico non ha bisogno di un esperto per sapere che, mentre la Britannica è leggibile e affidabile, Wikipedia è una fonte straordinariamente utile di informazioni approssimative e di immediata fruizione. E, soprattutto, è gratuita.
© The Economist Newspaper Limited, London, 2005





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