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We Media: Bbc e gli altri puntano sui contenuti creati dai lettori

Scritto da Nicola Bruno

Share, find and play. Ovvero condividi, trova e riproduci (ma anche gioca). Non stiamo parlando dell’ultima applicazione p2p, ma di Creative Future, il nuovo progetto di restyling della BBC on line di cui si è discusso a Londra, durante la giornata di apertura del We Media Global Forum. Una due giorni di incontri per fare il punto, insieme ai principali protagonisti del Web 2.0, sul citizen journalism e i suoi effetti, ormai dirompenti, sui media mainstream.

Internet in diretta Come nel caso del colosso inglese dell’informazione, intenzionato a cogliere al volo l’attuale rivoluzione tecnologica e affermarsi come hub di user generated content.

I futuri “utenti creativi” di BBC potranno infatti vedere pubblicati i propri post e video, gestire una radio personale interattiva e avvalersi di altri strumenti collaborativi, come Wikipedia, Technorati, Flikr, YouTube. Una prassi questa già testata durante la copertura degli attentati in metropolitana del 7 Luglio scorso, quando la tv pubblica inglese iniziò a trasmettere immagini e video realizzati da semplici cittadini.

Il pubblico dei media ormai si muove attraverso più dispositivi - ha sottolineato Mark Thompson, direttore generale della BBC - L’idea secondo cui l’unico diritto dei nostri ascoltatori è stare seduti e guardare, ha fatto il suo tempo”. Lo dimostra il fatto che in Gran Bretagna sono già nate agenzie come Scoopt, il cui scopo è vendere materiali autoprodotti ai media mainstream.

Proprio la “credibilità” delle fonti emergenti on line è stato il tema dominante della prima giornata del forum, iniziata con la presentazione di un sondaggio condotto in quattro continenti. I risultati dicono che i cittadini ormai credono più nei media (63%) che nelle istituzioni (50%), con Tv e giornali in testa (rispettivamente 82% e 75%).

Internet e i blog, invece, ancora non raccolgono molti consensi: solo il 23% degli intervistati li trova attendibili, nonostante si stiano affermando come i mezzi preferiti dalla nuove generazioni. Un’impostazione del problema, questa, che non ha trovato d’accordo il noto blogger Jeff Jarvis: “E’ sbagliato concentrarsi sui singoli media. ‘Credi nei libri?’, ad esempio, è una domanda assurda. Più che ai problemi, è interessante guardare alle nuove opportunità che si aprono con i media partecipati e a quello che possiamo fare, tutti insieme, per trovare nuove idee”.

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