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Cina e India, il Web 2.0 è già mobile

Scritto da Nicola Bruno

We Media: Bbc e gli altri puntano sui contenuti creati dai lettori

Il mondo alla Reuters. La seconda giornata del We Media Global Forum si apre all’insegna dei nuovi scenari partecipativi globali, tra innovazioni tecnologiche, nuove libertà digitali, censura, e processi di democratizzazione.

Internet in diretta

Le maggior parte delle novità sul fronte della partecipazione - chiarisce subito Rebecca MacKinnon, fondatrice di GlobalVoices  (di Global Voices abbiamo parlato qualche mese fa) – stanno arrivando dalla Cina e dall’Est Asia”.
Proprio qui, infatti, è nato il primo citizen journal di successo, il coreano OhmyNews, e ora si sta diffondendo a macchia d’olio il mobbling (mobile blogging).
Se nel mondo occidentale l’utenza è ancora piuttosto restia a usare i dispositivi mobili per accedere a Internet, nell’Est Asia è questa la vera realtà emergente, con oltre 400 milioni di utenti solo in Cina.
Tra le tante iniziative, si segnala PDX.cn, servizio di community capace di coniugare il meccanismo dei blog con strategie “cross-mediali”: gli utenti possono condividere e pubblicare (attraverso il pc, il cellulare o il palmare) foto, testi e video. In soli dieci mesi, il portale ha fidelizzato 1,5 milioni di utenti e 45000 blogger, dei quali i più attivi sono studenti e casalinghe.

In Cina – spiega David Schlesinger di Reuters - c’è una sorta di contratto tacito tra Governo e cittadini sull’uso della rete: viene concessa totale libertà sui temi dell’economia e dell’intrattenimento, ma non sulla politica”.
E lo dimostrano le frequenti operazioni governative di censura (le cui ultime vittime illustri sono state Wikipedia e Technorati) e di repressione, come nel caso del giornalista Shi Tao e del blogger Hao Wu, che sono agli arresti per aver pubblicato notizie non gradite alle autorità.

La situazione è migliore in India, dove secondo Nitin Desai (Onu) “non c’è nessuna limitazione alle libertà di espressione”. Il punto di svolta per l’area è stato lo tsunami del 2004: da allora c’è stata una vera e propria esplosione delle connessioni mobili e delle sue applicazioni multimediali.

Grazie a un comparto dell’Information Technology in forte sviluppo e un sistema  dei media ancora giovane (le reti tv nel 1990 erano 5, ora sono oltre 300), l’India potrà essere la vera sorpresa del Web 2.0: qui, secondo diversi commentatori, ci sono le condizioni giuste per innescare processi di partecipazione più agili e meno imbrigliati nella sterile contrapposizione occidentale tra vecchi e nuovi media.

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