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Media o citizen journalism? Quel che conta è il marchio che garantisce!
Cina e India, il Web 2.0 è già mobile | Web 2.0
“In futuro non sarà più importante chi, tra i media o i cittadini, crea le notizie, ma il marchio che garantirà per la loro credibilità”.
Parola di David Sifry, fondatore di Technorati. Come dire: anche per la “next economy” sarà cruciale il rapporto di fiducia che si crea tra editore e lettore; le grandi testate saranno sempre centrali nell’industria dell’informazione, anche se dovranno adeguarsi al più presto a nuovi modelli di business.
Sifry è intervenuto ieri pomeriggio al We Media Forum durante l’incontro, dal titolo emblematico, “Investing in We: Where’s the money?”. Dal dibattito è emerso che, nella maggior parte dei casi, gli strumenti partecipativi si basano su modelli di business creativi, ma spesso improvvisati o ancora poco stabili.
Quel che è certo, comunque, è che i lettori pagheranno sempre meno per l’accesso ai contenuti.
Non a caso, anche tra i media mainstream on line si sta affermando la regola di ottenere ricavi attraverso la pubblicità o l’offerta di servizi premium. Modello questo già testato con successo da marchi di successo del web 2.0, come Google e Technorati, i quali vivono esclusivamente grazie alla pubblicità contestuale o l’offerta di servizi di syndication. Segnale questo, ha sottolineato Carolin McCall del Guardian, che “bisogna smetterla di parlare di un unico modello di business: diversi modelli dovranno interagire tra loro”.
Un esempio arriva da OhmyNews, il quale, oltre ai ricavi della pubblicità, ha ideato uno strumento semplice e intuitivo di retribuzione: attraverso pochi e semplici click, i lettori possono effettuare donazioni agli articoli che trovano più interessanti. E sembra che alcuni contributi siano arrivati a guadagnare anche 30.000 dollari.
Sempre Carolin McCall ha fatto poi notare come “il 40% degli attuali costi di un giornale sono determinati dal processo di pubblicazione su carta”. Spese queste che potranno essere abbattute con il passaggio al digitale, che potrà garantire, alle vecchie come alle nuove testate, possibilità di distribuzione multipiattaforma. Anche perché, hanno concordato tutti i commentatori, il futuro delle notizie sarà sempre più destinato a passare attraverso dispositivi mobili.





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