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La vera Internet sui cellulari: finalmente ci siamo!
Addio giardinetto recintato! Dai prossimi mesi i cellulari più si popoleranno sempre di Internet.Questa volta davvero: daranno agli utenti non più un surrogato della grande Internet, vista dal buco della serratura dei portali mobili degli operatori, afflitti da sindrome del cosiddetto walled garden (giardino recintato). Ma una Internet più simile a quella che gli utenti hanno imparato ad apprezzare sugli schermi dei propri computer. È un momento di svolta.
Fino a ieri gli operatori mobili sono stati in posizione difensiva, hanno cercato di tenere lontano da sé tutto ciò che sulla grande Internet piace e funziona, in termini di servizi, contenuti, tariffe. Hanno infatti sposato un modello walled garden, dove tutto è concentrato nel portale mobile e l’utente viene scoraggiato a mettere il naso fuori. Internet, telefoni e dintorni “Ma hanno capito che non potevano più andare avanti così. E che devono cambiare, mettere da parte le remore, per spingere i consumi di Internet mobile”, spiega Carolina Milanesi, analista del gruppo di ricerca internazionale Gartner. Il vento delle novità ha due facce.
La prima è rappresentata da accordi che gli operatori mobili stanno stringendo con i big di Internet: Google, Yahoo!, Msn, eBay-Skype. Con i quali sono in corso accordi paralleli anche da parte degli produttori di cellulari in Europa (Nokia, Motorola e Sony Ericsson, in particolare). “Siamo molto interessati a portare su cellulare, passo dopo passo, la stessa esperienza utente, informazioni, servizi già offerti su computer”, dice Massimiliano Magrini, country manager di Google. “Soprattutto in Europa, dove i cellulari sono più popolari dei computer”, aggiunge. C’è quindi una nuova attenzione e interesse corale per portare Internet su telefonini: motori di ricerca, e-mail a tutto spiano, instant messaging, VoIP, blog.
La seconda novità, in tal senso, riguarda le tariffe per Internet mobile. Gli operatori stanno aggiornando anche queste, riducendole e, soprattutto, spingendo verso piani flat-rate (che in un canone mensile includono illimitati servizi/contenuti/MB trasferiti). “Noi analisti lo diciamo da tempo che Internet mobile doveva essere flat per decollare”, dice Milanesi. “Gli operatori però, sperando di massimizzare i profitti, hanno insistito su piani a consumo. Ora stanno cambiando rotta”. In Italia è vero per 3, Tim, Wind; Vodafone invece sostiene ancora la bontà del modello a consumo e che il flat è congeniale al mondo della rete fissa soltanto. Il senso della svolta
La conferma a questo vento di novità che soffia sui cellulari arriva dallo studio annuale di Ipsos Insight, pubblicato qualche settimana fa, “The Face of the Web”: riporta come in alcuni Paesi europei (Francia e Gran Bretagna soprattutto) e in Oriente Internet mobile stia crescendo a ritmi più elevati rispetto a Internet su rete fissa.
In Giappone, in particolare, il 40 per cento degli utenti naviga con il cellulare (+100 per cento di crescita rispetto al 2003). In Europa Occidentale, secondo Forrester, siamo al 20 per cento (+100 per cento rispetto al 2003), ma le prospettive sono ottime.
Solo da quest’anno, del resto, tra i cellulari europei prende piede quella filosofia che in Giappone, con iMode, ha avuto successo: una piccola Internet, aperta a contenuti di diversi player.
L’errore del “walled garden”
Per cogliere la portata di quest’innovazione incombente, ricordiamo per un momento che cosa sia stata finora, in Europa, Internet su cellulare. In una prima fase, al tempo in cui la navigazione via Gsm era a 14 Kbps, era una possibilità trascurata dagli operatori. Poi, dal 2002, con lo sviluppo dell’Umts, si è passati a una seconda fase: gli operatori mobili hanno cominciato a volere attingere dal giacimento, ancora intatto, di profitti rappresentato dai servizi dati evoluti (via Internet).
“Già allora sentivano l’esigenza di trovare un rimedio al calo previsto di profitti derivanti dalle chiamate”, dice Jenny Lau, analista Forrester. “La soluzione, da tempo individuata, dovevano essere appunto i servizi evoluti, ma gli operatori hanno sbagliato: hanno applicato un walled garden e prezzi a consumo, che hanno impoverito l’esperienza utente. Non sono quindi riusciti a farli decollare come avrebbero voluto. Adesso la svolta verso Internet non si può più rimandare, ecco perché gli operatori si stanno convertendo a un diverso tipo di offerta, più flat e più aperta”.
Nel frattempo infatti sono arrivate brutte notizie, che stanno spingendo al ribasso i ricavi sulla voce. La crescente concorrenza tra operatori, portata al limite della saturazione dall’ingresso di H3G in Europa e dallo sviluppo degli operatori mobili virtuali. Le mosse della Commissione Europea, che sta tagliando i costi di terminazione su rete mobile (il pedaggio chiesto, all’operatore del chiamante, per ogni telefonata fatta a un cellulare) e quelli di roaming. La minaccia viene anche dagli operatori di telefonia fissa: Telecom Italia e BT (ex British Telecom) stanno lavorando su servizi ibridi, cellulari VoIP, che mirano a strappare quoti di mercato agli operatori mobili. Per i quali diventa quindi più urgente fare decollare i servizi evoluti. Lo sviluppo tecnologico dà loro una mano: le reti Umts sono migliorate di anno in anno e da quest’estate faranno il salto di qualità, con l’arrivo dell’Hsdpa (1-2 Mbps).
Cresce la potenza, la memoria, la qualità degli schermi dei cellulari, mentre calano i prezzi. Sono fattori che aprono le porte a servizi migliori, più attraenti. In particolare l’Hsdpa, che non dà soltanto una maggiore velocità ma anche permette di abbassare i costi per la banda (fa un uso più efficiente delle risore mobili) e di abbassare i tempi di latenza (il che è ideale per il VoIP, la videocomunicazione, il browsing.). Tim tra instant messaging e push to talk
La formula Tim, in questa rivoluzione Internet mobile, è fondata sull’instant messaging e il push to talk. Quest’ultimo è uno scambio di messaggi vocali, tra utenti con cellulari abilitati e su rete Tim. Al momento è un servizio solo per gli utenti Tim Tribù (un particolare piano tariffario Tim). L’obiettivo, dice l’operatore, è però estendere a breve il push to talk a tutto il mondo Tim. Per il pubblico consumer, il push to talk è per ora un’esclusiva Tim.
L’instant messaging invece arriverà in estate e sarà con un software preinstallato su cellulari Tim. Oltre ai messaggi e alla chat, ci sarà il servizio di presenza online. È probabile che Tim si servirà di un software già noto, forse Msn. Sarà possibile vedere, sul cellulare, una lista con i nomi degli altri utenti connessi al momento. “Le tariffe vanno verso il flat-rate”, dice Fabrizio Gorietti responsabile marketing consumer di Telecom Italia. “È già così per la voce, gli Sms, il Wap.Il prossimo passo sarà la flat su contenuti e servizi Internet mobile”.
Non è ancora chiaro quanto questi ultimi saranno nell’ottica del walled garden e quanto invece sposeranno una filosofia più aperta di Internet mobile. Una cosa è certa: se l’instant messaging- come pare- sarà basato su un software comunemente usato su computer (Msn o simile), sarà un ponte gettato tra i cellulari e la grande Internet. Perché utenti di cellulari e computer potranno parlare insieme.
3: Skype, instant messaging e VoIP Certo sarà così per 3, che sposerà il software Skype, mettendolo su cellulari. Gli utenti mobili potranno quindi usare il proprio normale account Skype, per i messaggi, la presenza online, persino le chiamate VoIP. Il tutto, entro la fine di quest’anno, con un software Skype preinstallato su cellulari. Forse sarà necessario avere un modello smartphone, dotato di sistema operativo Symbian; è anche possibile, però, che Tre cerchi di sviluppare un software VoIP per cellulari comuni.
Già entro maggio dovrebbe arrivare un primo servizio frutto della partnership tra H3G (casa madre di Tre) e Skype. Sarà basato su schede Pcmcia e sarà un bundle di traffico, che comprende navigazione Internet mobile via computer portatili e chiamate voce Skypeout. Sarà gratis scambiare messaggi e telefonare VoIP, tramite rete Umts o Hsdpa, con tutti gli utenti Skype; cioè, non ci saranno costi aggiuntivi rispetto a un canone mensile che includerà una certa quota di MB che l’utente potrà usare in vario modo, su Internet mobile: per le chiamate VoIP, i messaggi (entrambe le cose pesano pochissimo in termini di KB), la navigazione o altro. Skype è al lavoro anche per conto proprio per operare nel mondo dei cellulari: entro fine anno pubblicherà comunque, sul proprio sito, una versione per modelli Symbian serie 60. È una conferma del rinnovato interesse che i big di Internet provano per la telefonia mobile. Vodafone scommette sulla ricerca via cellulari
Anche Google si sta muovendo in tal senso; ha stretto un accordo con Vodafone, per esempio. Il risultato sarà un motore di ricerca personalizzato per Vodafone Live!. Permetterà di ricercare sul Web e non solo all’interno del portale Vodafone. Il walled garden apre così i cancelli. Resta però una distinzione tra il dentro e il fuori del recinto: navigare sul grande Web, seguendo i link esterni di Google, costa 6 centesimi ogni 10 KB (oppure 60 cent ogni 5 minuti, a seconda del piano scelto) mentre la ricerca sul portale Vodafone Live! è gratuita. Cioè rientra in tutto quello che si può fare gratis dopo avere pagato lo scatto di 19 centesimi applicato da Vodafone ad ogni accesso al portale mobile.
C’è già Msn sul portale Vodafone! Live e si paga a consumo (16 cent a messaggio), a conferma del fatto che Vodafone, a differenza degli altri operatori, crede poco nel flat. La chat Msn può essere fatta con computer o altri cellulari, dove sia presente Msn o un instant messaging compatibile.
Wind a tutto I-mode
Wind è stato uno dei primi operatori a credere in una piccola Internet da portare nel cellulare. Da qualche anno ha infatti l’I-mode, che ora sta potenziando stringendo accordi con qualche big. Sono appena arrivate le aste di eBay, l’instant messaging Msn e il motore di ricerca Google. C’è sempre un canone mensile per accedere a questi servizi (da 1,5 a 2 euro). Il traffico va pagato poi a KB, il che è una cosa buona per chi fa instant messaging: i messaggi pesano molto poco (frazioni di KB). Il tutto può rientrare in un bundle di MB inclusi in una flat di Wind: 3 o 5 euro al mese per 30 o 50 MB (rispettivamente).
Wind è vicina a lanciare una flat dati totale, inoltre, su Umts: a quel punto si potrà navigare e fare traffico senza limiti. Già ora ha la flat più generosa in Italia: 20 euro al mese per trasferire fino all’equivalente di 3 mila euro di traffico dati, di vario tipo.
L’impegno dei big
Lo sforzo di Google e di Yahoo!, nel mondo della telefonia mobile, va oltre gli accordi già evidenziati. Google ha fatto accordi con Motorola e Sony Ericsson per fare uscire nei prossimi mesi cellulari dotati di pulsanti Google, con i quali accedere subito alle funzioni del motore di ricerca. Già annunciati i modelli Sony Ericsson: iK610, K800 e K790.
Simile strada è seguita da Yahoo!. Già da quest’anno c’è un software Yahoo! (scaricabile gratis dal suo sito), per cellulari symbian, con il quale è possibile accedere ai servizi di posta, rubrica, agenda, instant messaging Yahoo!. Nel corso del 2006 arriveranno cellulari Motorola e Nokia che avranno questo software preinstallato. “In futuro lanceremo anche le notizie, intrattenimento, giochi, musica; tutte le cose che gli utenti Yahoo! già conoscono tramite i loro computer e che saranno adatti anche ai cellulari”, dice Massimo Martini, amministratore delegato di Yahoo! Italia.
È l’intero mondo dei big di Internet, quindi, a entrare nel cellulare. Il che è vero anche per Google: “i pulsanti sui cellulari o le icone nei portali degli operatori saranno una porta privilegiata a tutti i servizi del mondo Google”, dice Magrini. “Non solo il motore di ricerca, ma anche la posta (Gmail), i blog (con la piattaforma Blogger), Google News, l’instant messaging (Google Talk)”. Tanti pezzi della grande Internet che vengono traslocati e ottimizzati su cellulare. A marzo Google ha lanciato una versione di Google Maps per cellulari. Il Google Mobile Search è già a regime e affronta la strenua concorrenza della versione mobile di Yahoo!.
Un salto avanti ci sarà con l’avvento di nuove tecnologie di ricerca basate su comandi vocali. Saranno congeniali ai motori di ricerca sui cellulari, le cui pulsantiere sono meno comode delle tastiere per computer. Google ci sta lavorando: ad aprile appunto ha brevettato un’interfaccia vocale per motori di ricerca. Per i big di Internet i cellulari sono un territorio nuovo, molto promettente. Secondo un recente studio di Piper Jafray il solo mercato della ricerca mobile raggiungerà gli 11 miliardi di dollari entro il 2008. Sono soldi che verranno per gran parte dalla pubblicità, com’è ovvio. E i fornitori di contenuti e servizi stanno già studiando modelli di pubblicità ad hoc per i cellulari, perché quelli adesso applicati sul Web visto sui computer (da postazione fissa) potrebbero non essere l’ideale per catturare l’attenzione degli utenti in mobilità.
Prima di ciò, la sfida dei big di Internet è semplificare contenuti e servizi Internet per l’utente di cellulari, che, soprattutto in Europa, non è detto sia anche possessore di computer. I software preinstallati, i bottoni e le icone di link diretto sono un modo appunto per semplificare l’accesso ai servizi; per offrire agli utenti la pappa di Internet pronta sul piatto del cellulare. È uno sforzo che è davvero nuovo: finora, tra gli utenti, è regnato il fai da te per accedere al cuore di Internet mobile. Non sarà più così. “Vogliamo rendere i nostri servizi accessibili quando e dove si vuole. È l’utente che lo richiede”, dice Martini. Evoluzione del walled garden
Che fine fa il walled garden, in questo terremoto? Scompare? Più probabilmente si va verso una fase di passaggio. Una via di mezzo tra l’apertura totale e il clima da mura fortificate che è regnato finora tra i cellulari occidentali. “Il walled garden c’è ma ci sono sempre più gateway verso il mondo esterno al portale: la grande Internet”, dice Martini. “I trend sono due: maggiore usabilità dei servizi (migliori gateway) e costi più bassi- tipo flat, anche se l’Italia è in ritardo. Migliora in ogni caso l’esperienza utente, si va verso l’always on anche su cellulare.
È quello che vogliamo: che gli utenti si prendano tutto il tempo necessario per apprezzare i nostri servizi”. Gli analisti sono d’accordo. Per gli operatori, soprattutto quelli dominanti, richiederà però un sforzo graduale abbandonare la mentalità del walled garden, che all’apparenza tutela i profitti ma in realtà ha stroncato il decollo dell’Internet mobile in Occidente. Come tutte le forme di protezionismo economico, nel lungo periodo si rivela controproducente.
Del resto, quella del walled garden è una tentazione sempre viva, tra gli operatori telefonici. Non a caso è un tema adesso di forte attualità: i grossi operatori di telefonia fissa, in Europa (BT e Telecom Italia) e negli Stati Uniti stanno premendo sulle istituzioni perché sia consentito loro venire meno alla network neutrality di Internet. Cioè chiedono di poter cominciare usare le proprie reti di accesso Internet in modo non neutro nei confronti dei contenuti.
Vogliono veicolare il traffico passante in modo diverso (più o meno velocemente) a seconda dei contenuti sottostanti. Se il loro piano andrà in porto, sarà stravolta la struttura di Internet: gli utenti vedranno meglio i contenuti e i servizi degli operatori che sono proprietari della rete (per esempio, la Tv su Ip) e dei fornitori che si sono accordati con loro (pagando).
I contenuti che non portano profitti alle telco viaggerebbero più lenti. Contro questo modello, ordito dalle telco, si sono già espressi padri di Internet come Vinton Cerf e grossi player come Google, eBay, Microsoft. Sostengono che minaccia il pluralismo in Internet, perché mira a creare recinti chiusi custoditi dalle telco, dove le cose funzionano meglio rispetto a tutto quello che è esterno. Sembra che Internet corra sul filo di due opposti: da una parte tende verso l’apertura delle reti, che vorrebbe convertire anche il mondo chiuso dei cellulari; dall’altra, la tentazione del walled garden rischia di migrare dal mobile al fisso.





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