Connessioni / Next / Search / Sicurezza / Social
A Google e Apple non piacciono i (propri) weblog
Sono pochi i dipendenti di Google e Apple ad avere un weblog in cui parlano della propria azienda, e il motivo potrebbe essere legato al carisma dei fondatori e alla sensibilità della Borsa intorno a questi due marchi. Ho trovato la prima di queste motivazioni, quella legata al carisma, in Naked Conversations, il testo dedicato all’uso dei weblog in azienda che ho già recensito su Mytech.Internet in diretta Io stesso sono iscritto al feed di alcuni weblog di Google e la mia impressione è che ogni intervento venga attentamente controllato prima di essere pubblicato on line, facendogli perdere una delle caratteristiche principali, cioè la trasparenza. Sia Steve Jobs per Apple, sia Larry Page e Sergey Brin per Google catalizzano l’attenzione dei media cercando di rendere molto umana e al tempo stesso professionale l’immagine aziendale.Probabilmente la paura di queste due aziende è che la genuinità dei propri dipendenti possa arrecare danno all’immagine istituzionale, oppure in qualche modo modificarla rispetto alla versione ufficiale che ha richiesto lavoro (e altrettanto denaro). Una mossa che non giustifico, anche perché altri due colossi considerati monolitici, come Sun e Microsoft hanno permesso ai dipendenti di dar voce alla propria esperienza con decide di weblog.
Sono però convinto che un altro motivo vada ricercato nel modo con cui Apple a Google comunicano con il mercato e la Borsa. Pensate infatti a quello che succede prima del rilascio di un nuovo prodotto. Inizialmente c’è una fase di crescente gossip che crea aspettativa, e in cui la stessa blogosfera ipotizza quello che accadrà (come il rilascio dell’Ipod Video o di Google Base). In rete si trovano poi screenshot e foto più o meno veritieri del prodotto, e infine l’annuncio ufficiale che ha immediate ripercussioni sul titolo in Borsa. Probabilmente lasciare voce in capitolo ai dipendenti, anche in buona fede, potrebbe vanificare in qualche modo questo effetto sorpresa che le due aziende sembrano voler perseguire.
Quale che sia la motivazione, però, è un vero peccato non poter ascoltare la voce spontanea di chi questi prodotti li ha creati davvero.





1 saverio
il 21/10/2010 alle 08:19
Beh si, credo che sia una precisa strategia di mercato anche per evitare voci fuori dal coro