Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft

Neutralità di Internet: ci giochiamo il futuro della Rete

Scritto da Giulio Boresa

In America e in Europa infuria la polemica intorno alla neutralità di Internet. Il dibattito si era acquietato, ma adesso torna nel vivo anche in Italia, come si può leggere sulle pagine dei giornali, online e non. Non è una questione di lana caprina, utile e interessante solo per gli addetti ai lavori. Tutt’altro. Dagli esiti potrebbe essere stravolta la natura di Internet e la nostra esperienza quotidiana di utenti navigatori. Internet, telefoni e dintorni Per cogliere il bandolo della matassa, partiamo da un dato di fatto, che diamo per scontato ma che domani potrebbe non esserlo affatto: Internet, come l’abbiamo conosciuta finora, è bene o male un mezzo neutro.
Com’è l’aria nei confronti dei canali televisivi. Cioè, trasporta tutti i contenuti senza entrare nel loro merito: indifferentemente.

Beninteso: questa neutralità di Internet è un valore astratto. La neutralità pura in Internet non è infatti possibile. Da una parte, i provider da sempre regolano il traffico per evitare la saturazione dei network; dall’altra, i siti e i servizi non sono davvero tutti sulla stessa linea, nei confronti degli utenti: quelli che hanno alle spalle una maggiore quantità di banda, acquistata dal fornitore, alla fine sono raggiungibili meglio e quindi sono su una corsia più veloce, in Internet.

Tutto sommato, però, si è d’accordo nel considerare “neutra” Internet che funziona in questo modo, perché non c’è una regolazione sistematica, dall’alto, dei contenuti.
Non se ne discrimina o privilegia alcuni, a priori. Il punto è che ai grossi provider Internet questa natura di Internet non sta più bene.

Stanno quindi dando battaglia, presso le istituzioni, per avere l’autorizzazione a violare la neutralità e quindi poter veicolare i dati in modo più o meno veloce, a priori, a seconda dei contenuti. Di conseguenza, regolerebbero il network in modo da rendere meglio raggiungibili i contenuti prodotti da loro stessi (si pensi per esempio alla Tv su Adsl) o quelli forniti dalle aziende che pagano di più. Metterebbero questi contenuti su corsie preferenziali- i loro pacchetti viaggerebbero più veloci. Per esempio: l’azienda x e y forniscono entrambi un servizio VoIP; y funziona meglio, è una grande idea, ma ha pochi capitali alle spalle.
Non può quindi permettersi di pagare i provider per avere il trattamento “premium”. Il servizio x, al contrario, è di per sé poco efficiente, ma è di una grossa azienda, che può pagare bene; i provider quindi lo faranno funzionare meglio, su Internet, e ne decreteranno il successo.

Il dibattito è nato negli Stati Uniti, dove grossi provider quali At&T, Comcast, Verizon, Aol stanno cercando di fare passare una legislazione contro la neutralità della rete. È una battaglia di cui ancora non si vede la fine, anche perché le forze in campo sono notevoli.

Si oppongono al partito dei provider grossi nomi quali Microsoft, Google, Yahoo!, Ebay, Amazon, i vari editori sul Web; tutti quelli che producono contenuti e servizi, insomma, e non danno accesso a Internet. Non vogliono, come ovvio, pagare il pedaggio ai provider.
Ma come è venuto in mente a questi ultimi di mettersi a cambiare i meccanismi di Internet? Anche loro hanno le proprie ragioni. Da quando Internet è cresciuta, sono intervenuti due nuovi fattori.
Primo, i fornitori di contenuti sono diventati grandi aziende, profittevoli; il loro business è in crescita, ormai maturo: il ricordo della bolla è superato.
Secondo, c’è sempre più bisogno di banda larga, perché le nuove applicazioni di Internet sono piuttosto dispendiose in termini di traffico. Per soddisfare queste esigenze i provider sono costretti a investire di continuo per potenziare infrastrutture.
La banda mondiale, purtroppo, non è infinita. Qualche giorno fa, una rapporto curato dal sito TestYourVoIP.com ha segnalato che la qualità del VoIP continua a calare, perché il traffico di Internet è troppo elevato, ormai, e servirebbero corsie preferenziali per fare funzionare meglio le applicazioni importanti.

Ecco quindi che in America e in Europa è imminente il passaggio ai next generation network, grazie agli sforzi degli operatori dominanti. I quali sostengono che non sia giusto che loro investano e i fornitori di contenuti si arricchiscano sfruttando la loro banda senza dare niente in cambio.

A dire il vero, guru, esperti di Internet e analisti, in questa contesa, danno torto ai provider. Dicono che, senza neutralità, sarebbe messa a rischio la libertà stessa di Internet, intesa come mezzo di comunicazione, perché i provider e le grosse aziende schiaccerebbero i contenuti degli editori minori e quelli prodotti dagli utenti. Lo sostengono alcuni tra i creatori del Web, come Tim Berners Lee e Vincent Cerf.

Lawrence Lessig, docente di diritto alla Standford University e tra il più autorevole guru di Internet, spiega che «la maggior parte dei grandi rivoluzionari della storia di Internet ha cominciato in un garage con molte idee e pochissimo capitale. E tutto cioè non è certo accaduto per caso, perché proprio la neutralità del sistema ha fin qui minimizzato le capacità di ricatto dei proprietari del network, esaltato ai suoi massimi livelli la competitività e aperto la porta a tutti gli outsider desiderosi di partecipare al gioco». È grazie a questa neutralità che Skype è potuta diventare grande, fino a fare sudare freddo i grossi provider. In una rete non neutrale, i provider avrebbero potuto boicottare Skype, direttamente (bloccandone il traffico), o anche soltanto indirettamente (favorendo altre applicazioni, provenienti da aziende loro amiche).

In un articolo pubblicato questa settimana, l’osservatorio di ricerca americano eMarketer ha analizzato la questione. “La perdita della neutralità distruggerebbe Internet così come la conosciamo ora. Ne stravolgerebbe la natura e il business. Le caratteristiche egalitarie di Internet, dove qualsiasi individuo o azienda di ogni dimensione ha, almeno in teoria, uguale opportunità di pubblicare o vendere, sono state rivoluzionarie”, spiega David Hallerman, analista di eMarketer. Secondo cui il danno sarebbe anche di natura economico. “Se questa controrivoluzione dovesse vincere, danneggerebbe tutte le aziende e gli individui, anche coloro che pagano le telco, perché il successo di tutti in Internet è dipeso- che lo sappiano o no- da quell’ecosistema egalitario”.

Guai, insomma, ad alterare i delicati equilibri da cui dipende il successo di Internet, parola di analista indipendente. Aggiunge un altro analista di eMarketer, James Belcher: “La richiesta delle telco è assurda, perché i loro guadagni e quelli dei fornitori di contenuti sono intrecciati. Il business della banda larga cresce perché cresce il livello dei contenuti disponibili in Internet. E viceversa. Sono due cose che vanno a braccetto; non è vero che i fornitori di contenuti stanno sfruttando la generosità di banda offerta dalle telco. Senza contenuti sempre più ricchi e interessanti, chi vorrebbe acquistare connessioni sempre più veloci?”.

In Europa la faccenda è meno calda che negli Stati Uniti, ma è solo questione di un paio di anni perché si scaldi. France Telecom e BT hanno difeso la neutralità; Deutsche Telekom e Telecom Italia, invece, hanno scritto alla Commissione Europea, qualche mese fa, perché sia dato loro il permesso di cambiare le regole del gioco.

Telecom poi ha ritrattato, affermando che in realtà per ora non si cambia nulla e che se ne riparla nel 2008, quando nascerà il suo nuovo network in fibra ottica. È frutto di forti investimenti; Telecom, di conseguenza, vorrebbe avere il diritto a usarlo come meglio crede, fino al punto di regolare il traffico relativo in modo non neutrale.
“C’è un grosso pericolo, all’orizzonte, nel 2008”, dice Guido Tripaldi, presidente del consorzio VoIPex, che raccoglie varie aziende del settore impegnate ad aumentare l’interoperabilità dei servizi Internet. “Se Telecom creasse un super network non neutrale, dove funzionano bene solo le applicazioni che fanno comodo a lei, sarebbe la fine dell’Internet libera in Italia. Il 70 per cento degli italiani- tale è la quota di mercato dell’Adsl di Alice- si troverebbero su questa finta Internet, dove un’applicazione come Skype non avrebbe vita- proprio come sul network di Fastweb, che non è neutrale e dove infatti non funzionano i servizi VoIP della concorrenza”.

Approfondimenti
La Voce.info
Technology Review
Wikipedia
Daniel J. Weitzner, Mit Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login