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Google va a far lobbying a Washington

Scritto da Antonio Munari

In vista delle importanti elezioni americane di medio termine, Google presenta ufficialmente il proprio comitato di azione politica. Battezzato NetPAC produrrà azioni di lobbying sui membri del Congresso Usa, in favore della neutralità della Rete, ma anche in merito alle altre grandi questioni dell’era digitale.

Si occuperà per prima cosa di net neutrality, portando e sostenendo presso il parlamento Usa le proprie istanze sulla necessità di evitare che la Rete diventi un’autostrada a due corsie, di cui una preferenziale per il mondo del business. Ma non solo: Google NetPAC sarà il Political Action Committee (PAC) del colosso di Mountain View, un gruppo di lobbying a 360 gradi - entità ormai inevitabile per qualsiasi colosso aziendale - che farà pressione sui membri del Congresso sulle questioni più calde del mondo delle telecomunicazioni e dell’Internet, arrivando anche a sostenere economicamente i candidati che decideranno di sostenere le sue tesi.

Oltre a promuovere la neutralità della Rete, il gruppo opererà in altri campi critici dell’era digitale, per esempio, nel campo del copyright, della privacy e più in generale della salvaguardia dei dati personali degli utenti - altro tema particolamente sentito dai vertici Google - come pure della gestione del business nei Paesi, per così dire “particolari”, come la Cina, dove le strette sulla censura “fanno a pugni” con le prospettive immense di un mercato sterminato.

La gestione delle attività di Google NetPAC sarà affidata principalmente ai due ex senatori repubblicani Connie Mack e Dan Coats.
Non è un caso, dicono gli osservatori del settore, che l’iniziativa di Google sia arrivata proprio in un momento in cui il mantra del colosso, “don’t be evil”, non essere malvagio, sta mostrando il fianco e sempre più spesso è oggetto di ironia, irriso per essere ormai diventato un’etichetta inutile su una scatola ormai svuotata dai significati che la avevano caratterizzato ai primordi.

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