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Microsoft, parte la sfida a Google Earth

Scritto da Guido Sintoni

Microsoft aggiunge una nuova, affascinante, arma al proprio arsenale nella guerra ormai sempre più aperta a Google: l’azienda di Redmond ha presentato un sistema di mappe tridimensionale chiamato Virtual Earth 3D. Le mappe sono richiamabili dal portale Live Search e coprono per ora quindici città statunitensi (qualche nome? Si va da San Francisco a Los Angeles; da Boston ad Atlanta, mentre New York non è ancora inclusa nella lista).

Internet in diretta Con Virtual Earth 3D, gli utenti possono scegliere tra una vista bidimensionale, aerea (a 45 gradi: Microsoft la chiama “a occhio d’uccello”), o un’interfaccia tridimensionale; e possono fare ricorso a servizi già esistenti legati alle mappe, quali pagine gialle o informazioni sul traffico, a prescindere dall’interfaccia prescelta. Qualcosa di già sentito? Beh, certo: l’idea è la stessa alla base di Google Maps e di analoghe tecnologie messe in pista da Yahoo o Aol.

Ma Virtual Earth 3D è un po’ un caso a parte: gli utenti non devono scaricare nulla sul proprio hard disk, ma si affidano del tutto al browser Web. Questo, almeno, nei propositi di Microsoft. Che - con l’appena lanciato Explorer 7 - spera di trovare un ambiente favorevole per il proprio servizio di mapping.

Virtual Earth 3D è in grado di offrire una visione realistica dell’ambiente riprodotto, basandosi su fotografie reali e non su modelli riprodotti: in un immediato futuro è prevedibile che Virtual Earth 3D integri Photosynth, una combinazione di controlli ActiveX (plug-in per Explorer) e di chiamate a server remoti per aggregare varie viste fotografiche in una sola immagine.
Photosynth è ancora una technical preview, quindi dichiaratamente non ancora una tecnologia fruibile per le masse. Ma è difficile pensare che possa finire nel dimenticatoio: sulla carta, le sue potenzialità appaiono decisamente elevate.

E per dare un’idea di quanto saranno realistiche le città (virtuali) del futuro, basti pensare che in Virtual Earth 3D ci sono anche i dirigibili pubblicitari. Virtuali, certo, ma non certo meno visibili che nella realtà.

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