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NewsTrust, altro che Digg!

Scritto da Nicola Bruno

Il sito di social news prova a introdurre metodi di valutazione qualitativi per promuovere le notizie. Il sistema di rating tiene conto di numerosi parametri e impiega strumenti di aggregazione orizzontali per facilitare la navigazione
Andare oltre il principio di popolarità quantitativa alla base dei principali siti di social news per offrire un servizio di aggregazione e syndication che fa leva sui giudizi qualitativi degli utenti. E’ la sfida lanciata da NewsTrust ai tanti servizi simili (come Digg, Reddit, gli italiani OkNotizie e Wikio), sempre più spesso addidati per la troppa visibilità data a bufale o false notizie.
Attraverso un complesso sistema di rating che tiene conto di molteplici parametri (esaustività, fondatezza, imparzialità, corretto uso delle fonti), NewsTrust punta a far emergere le storie di qualità e di cui possiamo fidarci dall’attuale calderone informativo online.

“I fornitori di notizie commerciali - spiega Fabrice Florin, uno dei fondatori del servizio - stanno offrendo al pubblico più di quanto c’è bisogno, tacendo sulle informazioni realmente importanti per i cittadini. La nostra speranza più ottimistica è di invertire questa tendenza e aiutare i cittadini a sviluppare una sensibilità per un giornalismo di qualità a discapito dell’intrattenimento populista”.

Al di là della mission fortemente “civica” del progetto, lo scopo di NewsTrust è anche quello di dar vita a un immenso database di buone pratiche giornalistiche. Tutti i giudizi vengono infatti aggregati anche in modo trasversale: per argomento, tag, fonte, generando in automatico classifiche con il meglio delle testate cartacee, dei siti di news online, dei blog, etc.

Tutto ciò è poi accompagnato dalle funzionalità classiche di un servizio di social news, come la possibilità di sottoporre, commentare, etichettare ogni articolo, la visibilità pubblica della ‘storia’ di ciascun utente.

“Nelle prossime versioni - anticipa Fabrice Florin - potremmo controllare se un utente sta leggendo troppe opinioni di parte o notizie di intrattenimento. E incoraggiare un bilanciamento della ‘dieta’ suggerendo informazioni più obiettive, una copertura più internazionale, o la lettura di punti di vista con cui non si è daccordo”.

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