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Verso il terremoto della connettività italiana

Scritto da Giulio Boresa

Gennaio arriva come uno sparo di pistola che dà il via al dibattito: che sarà della rete nazionale, di Telecom Italia? È una delle questioni più serie nel 2007, per il futuro di Internet, della telefonia, dei servizi evoluti di tlc italiani. Finora tanto si è discusso, ma in realtà nulla di ufficiale è partito tra gli attori principali della questione. Si attende ancora che Telecom Italia mandi una lettera formale all’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) dove dichiari le intenzioni già espresse informalmente. Cioè: separare la rete fissa dal resto dell’azienda.

All’inizio si parlava di scorporo, vendita, persino di ritorno della rete nelle mani dello Stato. Adesso le ultime dichiarazioni di Telecom e di Agcom sono concordi: ci attende solo una separazione funzionale della rete in una divisione separata, che comunque resta in seno alla stessa azienda. Lo scopo, com’è noto, è mettere i concorrenti in condizione di accedere alla rete in modo paritario e di poterla utilizzare per l’erogazione di servizi rivolti al pubblico. Adesso invece Telecom, avendo processi integrati con le infrastrutture, parte avvantaggiata nella competizione. Agcom dovrà decidere le modalità e le regole della nuova divisione, in accordo con Telecom: il dialogo partirà appunto a gennaio e ci metterà (almeno) 12 mesi.

Connessi connessi In un secondo momento, nel corso dell’anno, anche i concorrenti saranno ammessi al tavolo dei lavori presso Agcom. A rendere difficile il processo è la nuova rete che Telecom sta costruendo. Il punto è che si tratta di un investimento che cambia le carte in gioco: Telecom spenderà 8 miliardi di euro in dieci anni, fino al 2016, per arrivare a portare la nuova rete in fibra fino agli edifici di circa il 70 per cento della popolazione italiana. E, nel corso di tale processo, il volto della rete italiana cambierà, i prezzi industriali si abbatteranno (di circa il 20-30 per cento) e arriveranno nuovi servizi.

Si parla spesso di IpTv ad alta qualità e di accesso a Internet super veloce (50-80 Megabit al secondo, in modalità Vdsl) come vantaggi della nuova rete. Ma non è solo questo: è banda larga che si avvicina agli edifici, offrendo quindi la possibilità di erogare servizi utili al cittadino (infomobilità, per esempio), per la sanità, la pubblica amministrazione e via discorrendo. All’ultimo punto in fibra sarà possibile collegare un access point e quindi diffondere l’accesso wireless al Net ovunque per la città.

Lo scenario, insomma, è destinato ad andare incontro a cambiamenti anche radicali, facendo entrare ancora di più nelle vite quotidiane di molti cittadini i vantaggi della banda larga. Secondo i concorrenti, quindi, la nuova rete è troppo importante per il Paese per restare patrimonio esclusivo di Telecom. Deve essere messa nella divisione separata. O almeno deve essere consentita una forma di accesso che non sbilanci la concorrenza a favore di Telecom.

Agcom ha in mente due obiettivi: da una parte, tutelare la concorrenza e gli utenti; dall’altra, anche permettere a Telecom di rientrare in quegli 8 miliardi di euro investiti. La decisione finale terrà conto di entrambe le esigenze, ma l’ago della bilancia penderà più da una parte che dall’altra?

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