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Motori di ricerca: Quaero, cronaca di un fallimento annunciato

Scritto da Nicola Bruno

A quasi due anni dall’annuncio in pompa magna di Jacques Chirac (che all’epoca parlò di Airbus digitale e di controffensiva europea allo strapotere di Google e Yahoo!), Quaero continua a navigare in cattive acque.
Internet Dopo i tanti ritardi, i cambiamenti di rotta nella definizione della mission e le bocciature ricevute in occasione delle prime presentazioni pubbliche, quella del motore di ricerca franco-tedesco va sempre più confermandosi come la cronaca di un fallimento annunciato. Soprattutto ora che i partner tedeschi hanno ufficializzato il loro definitivo abbandono del progetto, lasciando nelle mani della sola Francia il compito di non far naufragare un portentoso investimento pubblico di oltre 400 milioni di euro.
“I Francesi volevano un motore di ricerca. Noi qualcosa di diverso” ha dichiarato un portavoce del Ministro dell’Economia tedesco, annunciando - di contro - il lancio di un meno ambizioso servizio governativo, Theseus, per l’accesso a risorse e informazioni online.

In realtà, secondo l’International Herald Tribune, dietro questa uscita di scena ci sarebbero state divergenze radicali sulle funzionalità-base del sofisticato motore di ricerca (solo testo per Berlino; multimediale per Parigi), oltre a un cambiamento di indirizzo strategico determinato dall’arrivo di Angela Merkel.

Da Parigi fanno comunque sapere che non c’è nessuna intenzione di abbandonare il progetto e che si continuerà a lavorare per il suo rilascio. Ma ormai molti analisti si dicono del tutto scettici sulle effettive potenzialità di uno strumento partito decisamente con il piede sbagliato e ora anche ‘azzoppato’ dall’abbandono tedesco.

A riconferma che gli approcci top-down sono destinati quasi sempre a fallire sul web. Soprattutto quando si presentano troppo macchinosi, come nel caso di Quaero, il cui sviluppo è programmato lungo 5 anni, un periodo sicuramente eccessivo per il contesto iper-dinamico del searching online.

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