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Decreto oscura siti, le paure degli esperti

Scritto da Giulio Boresa

Ha fatto molto scalpore il decreto Gentiloni che si presenta come una guerra senza quartiere contro i siti pedopornografici. Noto che le reazioni si sono divise in modo netto tra due gruppi: la politica, le associazioni per la protezione dei minori, da una parte, hanno applaudito; provider ed esperti di Internet (blogger italiani e persino stranieri), dall’altra, hanno invece espresso critiche, perplessità. Il decreto mette, infatti, in capo ai provider l’obbligo, da marzo, di oscurare i siti segnalati dal Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia (coordinato dalla Polizia Postale).

Connessi connessi I provider, in sostanza, con un sistema di filtri tutto ancora da studiare impediranno ai propri utenti di accesso Internet di raggiungere i domini o gli indirizzi Ip denunciati. È in realtà una strategia di filtro già utilizzata, sebbene in via sperimentale, contro i siti pedopornografici e quelli che non sono in regola con le nostre leggi sul gioco d’azzardo online. È un metodo trovato per colpire quei siti che sono posti su server fuori dalla nostra giurisdizione e che quindi non possono essere colpiti direttamente con sequestro.

Le novità del decreto sono il rendere sistematico questo metodo e l’obbligo imposto ai provider. Il che però apre la via a tre generi di problemi, come segnalato da Paolo Nuti, guru del web e vicepresidente Aiip (associazione dei principali provider italiani).

Primo, è ancora da mettere in piedi la tecnologia con cui verrà comunicato ai provider, tramite criptazione, i nomi e/o gli indirizzi Ip dei siti da oscurare. Chissà se basteranno i due mesi di tempo che restano prima dell’attuazione del decreto.

Secondo problema, se si blocca un Ip sono oscurati tutti i siti co-ospitati sulla macchina che fa capo a quell’Ip e che possono non avere niente a che vedere con la pedopornografia. Si pensi soprattutto alle piattaforme che ospitano blog. Basta un Ip bloccato a causa di un’immagine impropria presente su una pagina e la conseguenza è che sono oscurati parecchi blog ospitati sullo stesso server.

Terzo problema, guardando più in prospettiva: sdoganare questo sistema di filtri è un passo da non prendere alla leggera. Potrebbe avere conseguenze gravi. Anche se le finalità ora sono condivise da tutti, si apre così la porta a sistemi più radicali di censura della Rete. In futuro, c’è il rischio che il decreto sia esteso al peer to peer, per esempio.

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