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Kiva.org, i grandi affari del microcredito in Rete
Di Daniele Chicca MILANO (Reuters) - Permette di investire su una ragazza disoccupata indiana che vuole aprire una piccola attività oppure su un contadino ugandese, padre di sette figli, che ha bisogno di acquistare altre capre. In questo modo un sito Internet sta rivoluzionando il sistema di prestito internazionale, per sollevare dalla povertà milioni di persone.Internet Sotto lo slogan “prestiti che cambiano la vita”, il servizio di microcredito online di Kiva.org, che permette a persone in situazione di povertà di accedere a servizi finanziari, ha registrato un aumento della somma di soldi investiti di circa quattro volte negli ultimi due mesi, secondo le cifre diffuse dalla società sul suo portale (www.kiva.org).
Attraverso un sistema “peer to peer” che mette in relazione diretta tra chi presta i soldi e chi li utilizza per la propria piccola impresa, il servizio offre ai suoi utenti l’opportunità di scommettere su una vasta rete di piccoli imprenditori residenti in paesi in via di sviluppo.
“Kiva, nonostante la carenza di risorse, ha superato sfide gigantesche e ha avuto un impatto positivo sulla vita di migliaia di persone. È una storia molto stimolante”, racconta Matt Flannerty, co-fondatore e direttore di Kiva.org, sul suo blog (http://kivachronicles.blogspot.com).
Il sistema di prestito online, lanciato nell’autunno del 2005, prevede che i destinatari non siano soggetti a tassi di interesse, mentre esiste una sorta di interesse a spese dell’investitore — che gli sarà poi restituito — che permette all’associazione Kiva di ammortizzare i costi.
Il servizio online Kiva — che consente di investire una cifra base di partenza di 25 dollari — utilizza il sistema di pagamento online PayPal del servizio di aste online eBay. L’utente prestatore viene aggiornato sul sito Internet o via email sull’andamento degli affari, in modo da seguire e gestire il suo prestito, su cui comunque non guadagna nulla. Una volta restituito il prestito sul suo conto, l’investitore può decidere di ritirare la somma o di intraprendere un nuovo progetto.
Tra i partner del progetto Kiva.org, nato dalla mente di Flannerty e di sua moglie alla fine del 2004, Google, Microsoft, Microcredit Summit Campaign e PayPal di eBay.
GIRO DI PRESTITI DA 10 MILIONI NEL 2007
Trascinato a novembre e dicembre da una crescita costante di circa il 100% del traffico di denaro al mese, a fine 2006 il progetto ha raggiunto i due milioni di dollari in investimenti raccolti sul sito Internet, portando l’organizzazione no-profit, con sede a San Francisco, a stimare di toccare quota 10 milioni di dollari in prestiti per la fine di quest’anno. Dei due milioni raccolti e reinvestiti finora in oltre 100 progetti, 700 dollari sono finiti nell’attività della togolese Véronique Alidjisso, madre di sei figli e venditrice di alimentari. Il prestito diluito in un anno di 21 utenti le ha consentito di incrementare l’inventario del negozio che ha sede ad Afagnan e trarre profitti, migliorando la qualità di vita della sua famiglia.
Finora dieci persone hanno deciso di investire nell’attività di Ablavi Kossi-Logossou, una giovane tessitrice originaria di Aklakou, in Togo, e madre di quattro figli. Per mantenere loro e i suoi genitori, Kossi-Logossou, sposata con un contadino dal 1995, ha finora ottenuto metà dei 600 dollari che le servono per comprare il materiale necessario per produrre corde. Kiva è una parola che in lingua swahili vuol dire “unità, accordo”.
L’idea del microcredito si è diffusa dopo il lavoro svolto in Bangladesh dal premio Nobel per la pace, l’economista Muhammad Yunus, che grazie alla banca speciale da lui fondata ha contribuito a far uscire molte persone dallo stato di povertà. Attraverso linee di microcredito vantaggiose, che non davano garanzie alla sua Grameen Bank, Yunus ha permesso ai piccoli investitori di avviare o espandere le loro attività.





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