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RItalia, ti.ailati.www: Italia.it scatena un’ondata di proteste e iniziative alternative

Scritto da Tommaso Poggiali

Un vero e proprio esercito di webdesigner, professionisti della comunicazione e sistemisti si sta mobilitando per ripensare e riprogettare il megaportale italiano sul turismo. Un’occasione, dicono alcuni, per fare il punto sull’industria dei nuovi media in Italia
Italia.it ha scatenato una dura polemica che sta attraversando tutta la “blogosfera” italiana, come già detto da Nicola Bruno sul blog di Mytech.

Critiche talvolta feroci: c’è chi lamenta la mancanza di contenuti di qualità, chi organizza proteste via email e chi grida allo scandalo per i 45 milioni di euro di fondi pubblici spesi nella creazione del megaportale italiano sul turismo.
Internet La campagna d’informazione sulle spese legate a Italia.it è esplosa quando Thomas Alisi, responsabile per il sito del Media Integration and Communication Centre dell’Università di Firenze, ha deciso di creare un blog istantaneo insieme a colleghi e conoscenti. “Ci siamo sentiti via chat e abbiamo immediatamente iniziato a scrivere per fare informazione sulla questione”, ha dichiarato Alisi. In meno di quattro giorni il blog, chiamato Scandalo Italiano, ha contribuito a innescare una reazione a catena che ha fatto nascere numerose iniziative “dal basso”. Alisi è dell’idea che la partecipazione degli utenti al dibattito, finora più che alta, sia un’occasione importante per fare il punto della situazione sull’industria dei nuovi media in Italia e non solo per fare polemica.

Ci sono utenti che hanno organizzato, in pochissimi giorni, una riunione per ripensare e riprogettare Italia.it, nella speranza di poter creare un nuovo sito turistico e dimostrare che non servono investimenti multimilionari: è il caso di RItalia Camp. A detta di numerosi esperti, Italia.it non si allinea con gli standard del webdesign contemporaneo e rappresenta uno spreco di denaro.

È per questo che Progetto David, un’altra delle alternative emerse dagli utenti, vorrebbe che Italia.it venisse ridisegnato in modo collaborativo, in nome di una rinnovata forma estetica - senza disdegnare l’accessibilità e la facilità d’uso.

Tuttavia, le critiche mosse contro Italia.it e le aziende che hanno partecipato alla sua creazione, tra le quali spiccano una divisione di Ibm e Sviluppo Italia, non tiene conto del fatto che il portale è ancora, a tutti gli effetti, in fase di sviluppo. Secondo alcuni dati rilasciati da Scandalo Italiano, le Regioni devono ancora produrre i contenuti di carattere promozionale che andranno a riempire le molte sezioni di Italia.it.

Se ne parla sul blog!

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