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Banda larga, in Italia rimandata a settembre
Non bocciata né promossa la banda larga italiana, all’esame della Commissione Europea, nel rapporto 2007 che ha pubblicato nei giorni scorsi riguardo al mercato delle telecomunicazioni.Connessi connessi Come al solito: ce la caviamo benissimo con i cellulari, mentre con la banda larga arranchiamo; miglioriamo, ma siamo sempre sotto la media europea. La penetrazione del mobile è al 134 per cento sulla popolazione; meglio di noi fa solo Lussemburgo.
In Italia il numero è gonfiato dall’abitudine tutta nostrana di usare tante sim di cellulare in uno stesso periodo. Con la banda larga siamo invece a quota 13,6 per cento, sotto la media europea (15,7 per cento). Ci battono tutti i grandi Paesi europei; dal 2006, anche la Spagna.
E si consideri che la media è calcolata sull’Europa dei 25; e che nel mucchio delle Adsl italiane sono conteggiate anche quelle a consumo (assenti altrove e qui circa il 40 per cento del totale). Utilizzate quindi poco o niente. Ci si consola con il fatto che le connessioni banda larga (su rete fissa, satellite o wireless) sono cresciute di due milioni nel 2006 e ora sono 8 milioni (7,673 milioni delle quali sono Adsl). Sono escluse da questo computo le connessioni Umts, perché non si sa ancora bene come conteggiarle nella banda larga. Solo una piccola percentuale di coloro che hanno un cellulare di nuova generazione naviga abitualmente.
Deludente anche il profilo della concorrenza sulla banda larga. È vero, Telecom Italia ha perso il 2 per cento di quota di mercato nel 2006, ma all’estero ci sono stati sviluppi più notevoli, soprattutto in Germania; e ancora, con il 68 per cento di quota, il nostro incumbent batte di gran lunga la media europea (50 per cento). Anche in questo caso, negli altri principali Paesi europei l’incumbent ha quote più basse di quella di Telecom.
La soluzione? Secondo la Commissione Europea, per sostenere la concorrenza in Europa è necessario adesso pensare di esportare il modello inglese della divisione funzionale della rete dai servizi. Telecom Italia e l’Autorità Garante delle Comunicazioni ci stanno lavorando e in primavera dovrebbero emergere le prime notizie rilevanti sulle modalità scelte per la separazione. La sfida sarà fare in modo che davvero la gestione della rete diventi autonoma dagli interessi di Telecom Italia. Cosicché tutti i concorrenti possano accedere alla rete in modo perfettamente paritario.





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