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Sicurezza: worm Panda, l’autore incapace di trovare un rimedio
Il creatore del virus - che ha goduto di una certa popolarità all’inizio dell’anno - cerca di scrivere un rimedio dopo essere stato arrestato. Con risultati decisamente deludenti Con risultati decisamente deludentiBrutta vicenda, quella del venticinquenne cinese Li Jun: arrestato lo scorso mese per avere scritto e venduto sottobanco il virus Panda Burning Incense a 120 persone che poi l’hanno distribuito, ricavandone poco più di 10.000 euro in totale, per rimediare alle proprie nefandezze ha accompagnato alle scuse di rito uno strumento di rimozione da lui stesso scritto per ripulire i sistemi infettati.
Peccato che gli sia riuscita meglio l’offesa che la difesa: in altri termini, il worm si è rivelato efficace; lo strumento per rimuoverlo decisamente no.
Sicurezza Ma andiamo per ordine: Panda Burning Incense, noto con altri nomi tra cui Fujacks e Radoppan.T, è stato scritto nell’ottobre dello scorso anno e ha fatto la propria comparsa sul Web a gennaio 2007. Si tratta, secondo la descrizione di Sophos, di un “virus parassita”, che infetta gli eseguibili di un Pc. È semplice riconoscere un Pc infettato dal virus, perché le icone degli eseguibili cambiano, mostrando l’immagine di un panda che regge tre bastoncini d’incendo: un metodo di preghiera tradizionale per la realtà cinese.
Lo strumento di rimozione scritto da Li Jun - che ha il poco invidiabile primato di essere il primo cinese arrestato per crimini informatici a casa propria - è, secondo l’analisi di Symantec, “inefficace contro buona parte dei campioni analizzati. Evidentemente, l’autore ha imparato a proprie spese che è molto più semplice scrivere un programma distruttvo che trovarvi un rimedio”. In altri termini, lo strumento non è in grado di individuare e rimettere a posto le azioni fatte dalle varianti del virus.
Li Jun ha accompagnato la propria (sfortunata) ultima fatica con le proprie scuse: “Il programma è stato scritto per scopi di ricerca”, concludendo con un monito a prestare attenzione alle future minacce poste da altri - chiamiamoli così - ricercatori maldestri e a prendere le necessarie precauzioni. Ovvero a munirsi di un buon antivirus aggiornato.





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