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Digital Divide: Infratel delude

Scritto da Giulio Boresa

Cattive notizie per chi agogna l’Adsl ma ancora non ne è raggiunto: sono scarsi i risultati ottenuti finora dal piano promosso dallo Stato contro il Digital Divide e affidato al soggetto pubblico Infratel (controllato da Sviluppo Italia).
Connessi connessi È quanto emerge da un bilancio delle attività Infratel, fatto in questi giorni; tanto che il Ministero delle Comunicazioni sta pensando a un modo per rilanciare il piano di copertura delle zone svantaggiate.

Obiettivo di Infratel, dal 2004, era di aumentare la rete in fibra ottica nel Meridione, stendendola fino alle centrali per abilitarle così all’Adsl. Infratel affitta poi la rete agli operatori, che possono offrire il servizio finale. Avrebbe dovuto coprire così circa 180 centrali. Ad oggi ne ha raggiunte meno di un terzo; sono stati abilitati circa 170 mila abitanti alla banda larga (come utenti potenziali). È una goccia nell’oceano, pari a circa il 3 per cento degli italiani ad oggi esclusi dalla banda larga.

Sono limitate, del resto, le risorse disponibili: 60 milioni di euro di Infratel, da investire in fibra; a cui si sommano fondi di natura regionale per arrivare a un totale di circa 250 milioni: “come modeste” le ha definite qualche settimana fa Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni.

Resta il problema principale dell’eccessiva frammentazione delle iniziative pubbliche e private. Il governo ha avviato appunto l’anno scorso una “cabina di regia” per razionalizzare e sistematizzare gli interventi, allo scopo di evitare dispersioni di risorse e sovrapposizioni. Ma finora la “cabina” non è riuscita nell’intento. Ci si riprova con forze raddoppiate: il Comitato interministeriale per la banda larga ha deciso di creare un catasto per censire le centrali ancora non raggiunte da fibra e quelle dove la fibra c’è ma non è utilizzata. È una prima mossa contro il caos. Si farà inoltre il conto dei fondi nazionali e locali disponibili per colmare i buchi di copertura.

Il ministro promette infine che il prossimo Dpef conterrà maggiori risorse per estendere la rete. Bisognerà vedere anche se e dove sarà possibile usare i fondi comunitari contro il Digital Divide e per la rete di nuova generazione. Il governo dovrà a tal scopo prima convincere l’Unione Europea che gli investimenti pubblici non avranno un effetto di distorsione sul mercato e che gli operatori se ne avvantaggeranno tutti nella stessa misura.

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