Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft

La polemica per i filtri p2p si accende negli Usa

Scritto da Giulio Boresa

Continua la battaglia che ha protagonisti gli operatori, gli utenti banda larga e i detentori di diritto d’autore, intorno al peer to peer. Gli Usa fanno ora d’avanguardia al fenomeno ed è interessante vedere che accade lì, perché potrebbe essere l’anteprima delle novità che arriveranno in Italia nel corso dell’anno.Connessi connessi AT&T, il più grande operatore statunitense, ha dichiarato che è venuto il momento giusto di filtrare i contenuti protetti da diritto d’autore, per impedirne la condivisione pirata. Non solo: l’operatore dichiara di stare parlando da sei mesi con membri delle associazioni di discografici (Riaa) e degli editori di film (Mpaa) per sviluppare una tecnica di filtro a tappeto. L’idea è di individuare ciascun contenuto protetto tramite una sua impronta digitale, grazie al quale filtrare i contenuti che la contengono, impedendo loro di circolare nel network. A tal scopo, l’operatore dovrebbe fare un lavoro di sniffing, di ispezione profonda dei pacchetti scambiati dagli utenti. Si tratta ora di stabilire se questo sia o no una violazione della privacy degli utenti oppure dei loro contratti o in generale delle norme che hanno regolamentato finora il settore.

Le organizzazioni americane per i diritti civili non hanno dubbi: secondo loro i filtri equivalgono a censura. In realtà la questione è intricata perché nuovissima, sotto il profilo delle norme; si attende quindi ancora un’autorità che si pronunci per definire il problema.

Negli Usa si è più avanti nell’analisi giuridica: Fcc (Federal communications commission) ha dichiarato a gennaio di avere avviato un’indagine su Comcast, accusata di filtrare il peer to peer. L’inchiesta parte su denuncia di alcuni utenti, i quali chiedono a Comcast ben 195 mila dollari per ciascuno, come risarcimento. Il capo di Fcc ha dichiarato “ci assicureremo che nessun utente venga bloccato”, il che farebbe pensare che le autorità propendono a favore dei consumatori; in realtà non è così semplice. Comcast nega infatti di bloccare il file sharing, ma dice di fare traffic shaping per migliorare la qualità del servizio. A questo punto Comcast potrebbe essere multata solo per il fatto di non aver avvisato i consumatori. Nella stessa situazione, con uguali giustificazioni, si trovano Tele2 e Wind, tra i pochi provider italiani che dichiarano di limitare il peer to peer.

Diverso è però il caso di AT&T, che con i suoi sistemi di filtro e gli accordi con le major dell’audiovisivo andrebbe a bloccare tout court i contenuti pirata. Azione che non può ricadere quindi nel traffic shaping. I consumatori potrebbero avere gioco più facile a farla dichiarare fuori legge. Sempre che la legge non cambi nel frattempo, come vorrebbero i detentori di diritto d’autore.

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login