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Il p2p italiano vince una battaglia
I detentori di copyright o chi per loro non potranno più spiare gli utenti peer to peer. Così ha deciso il Garante della Privacy italiano, in settimana. I dati finora raccolti sugli utenti peer to peer dovranno essere cancellati entro il 31 marzo. È una decisione a lungo attesa dalle associazioni dei consumatori (viene su segnalazione di Altroconsumo) e segna una pietra miliare nella guerra che contrappone peer to peer e copyright.
Connessi connessi Il Garante della privacy è intervenuto, nello specifico, bacchettando la casa discografica Peppermint e altre aziende che l’anno scorso avevano monitorato le reti peer to peer, per scoprire gli utenti che condividevano file protetti dal loro diritto d’autore. Hanno poi citato in giudizio i provider degli utenti per ottenerne i nominativi e mandare loro una richiesta di risarcimento extra giudiziale. Non potranno più farlo né rivalersi su quegli utenti, dopo la decisione del Garante, visto che quei dati personali non potranno essere trattati in nessun modo.
I motivi, dietro questa sentenza del Garante, sono numerosi. La direttiva europea sulle comunicazioni elettronica vieta ai privati di fare attività di monitoraggio. Il quale inoltre viola il principio di finalità-spiega il Garante: le reti peer to peer sono state fatte e utilizzate per scambiare file e non per quelle che hanno fatto quelle aziende. Sono stati violati inoltre i principi di trasparenza e correttezza. I dati sono stati raccolti all’insaputa degli utenti, infatti; e sono stati spiati anche coloro che, pur essendo su reti peer to peer, non violano il diritto d`autore.
La decisione del Garante italiano si allinea a quella presa dal Garante svizzero la scorsa settimana, per gli stessi fatti. Gli utenti peer to peer possono tirare un sospiro di sollievo, ma non è certo finita qui. Il tutto dimostra solo che, stando le attuali leggi, la privacy prevale sul diritto d’autore (almeno in Italia e Svizzera). Ma le leggi possono cambiare (le major stanno tentando di ottenerlo) ed è possibile che in futuro siano approvate deroghe alla privacy per la tutela del diritto d’autore.
Sarà inoltre interessante scoprire come la difesa della privacy potrà convivere con le leggi che stanno arrivando in Francia e Regno Unito, per imporre ai provider di agire contro gli utenti colti, dai detentori del copyright, a violarlo. Leggi che di fatto autorizzano i detentori a fare attività investigativa, appunto per segnalare ai provider i nomi dei colpevoli. Il che dimostra la grande confusione che c’è nelle leggi europee al momento, sotto il cielo dei rapporti tra copyright e privacy.





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