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Nell’ultimo mese raddoppiato lo spam proveniente da Gmail
Il 2008 si è aperto all’insegna dell’offensiva anti-CAPTCHA degli spammer professionisti: in altri termini, i sistemi di convalida degli account di posta elettronica dei vari Google, Microsoft o Yahoo basati sull’immissione manuale di un codice di conferma iniziano a scricchiolare sempre più.
L’ultimo bersaglio, quello forse più eclatante, è stato Google: il sistema di attacco agli account Gmail di Big G si è rivelato efficace nel 20% dei casi, quanto basta per raddoppiare in un solo mese - quello di febbraio, stando ai dati diffusi da MessageLabs, che si occupa di sicurezza e filtraggio dei contenuti - la percentuale di e-mail spazzatura generate da account Google. Che raggiunge un rispettabile 2,6% complessivo a fronte dell‘1,3% segnato a gennaio.
Sapendo che ormai più del 90% del traffico di posta elettronica al mondo è costituito da spam, il problema non è solo (si fa per dire) di Google, ma dell’intero sistema CAPTCHA, “Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart” che inizia a mostrare il fianco a più riprese. Il che non costituisce un problema da poco: è difficile che gli ISP o le aziende blocchino a cuor leggero i domini di posta gratuita più importanti, erogati via Web.
Il sistema di autenticazione di Google, finora ritenuto uno dei più difficili da aggirare, è quindi sotto tiro: non che, ad ogni modo, quelli di Yahoo o Microsoft stiano meglio. Anzi, secondo MessageLabs, “l‘88,7% di spam proveniente dai provider di Webmail gratuite è imputabile ad account Yahoo“. Secondo MessageLabs, Google non avrebbe risposto ai suggerimenti erogati in chiave anti-spam: considerato come l’estrema prudenza sia fisiologica per ogni colosso dell’IT che si rispetti, si tratta di un normale gioco delle parti. Con la neanche tanto recondita speranza che i laboratori di Mountain View, ma non solo, stiano lavorando sodo per rendere più dura la vita agli spammer.





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