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La “social technology” e i consumatori europei: ecco come funziona
Il “social networking” è realmente una pratica ormai così diffusa in Europa? E se così fosse, come e cosa fanno a relazionarsi in Rete migliaia e migliaia di consumatori di cultura e lingue diversi? Si può parlare di fenomeno “global” o invece siamo di fronte a una moda che sposa in tutto e per tutto i costumi e le abitudini di ogni singolo Paese?
A queste domande chi vi scrive non è in grado di rispondere (pur avendo una sua idea ben precisa sull’argomento) e quindi si serve del parere (senz’altro più autorevole) di Rebecca Jennings, Senior Analyst di Forrester Research e principale autrice del report “European Social Technographics Revealed”.
Provo a estrarne i messaggi più importanti e significativi. Innanzitutto quello che in parte risponde alla mie domande: le attività di social networking svolte dai consumatori europei (il campione oggetto di indagine era composto da 13.000 utenti Internet) non sono le stesse ovunque e hanno differenti livelli di coinvolgimento.
La premessa, per certi versi scontata, non è banale per un semplice motivo: l’esatta comprensione del fenomeno Web 2.0, e cioè la conoscenza di come e dove le persone “fanno” social networking” e utilizzano le “social technologies”, è alla base per una corretta impostazione delle strategie di marketing e di comunicazione di qualsiasi azienda che vuole andare a relazionarsi con il pubblico di massa, a interagire attivamente con il proprio audience di riferimento utilizzando i canali più appropriati.
Sei un “creator” o un “joiner”?
Forrester ha quindi definiti sei tipologie di consumatori, che raccolgono le varie componenti dell’essere attore attivo di questo fenomeno, dal grado di partecipazione al più o meno concreto impegno nella creazione di contenuti. Sono in ordine alfabetico Creators (costituiscono solo il 10% degli europei on line), Critics (un utente su cinque partecipa in attività quali il lasciare post su blog di altri o scrive delle recensioni di prodotto), Collectors (sono il 9% e catalogano e organizzano i contenuti Web), Joiners (sono coloro, il 13% del campione, che di dichiarano attivi nei siti di social networking),
Spectators (la fetta più grande, il 40%, che vede e legge il contenuto dei social media) e infine gli Inactives (il 53% degli europei on line), coloro a cui delle social technologies nulla importa e non le utilizzano in alcun modo.
Gli inglesi danno l’esempio, gli olandesi i più creativi
Vivono nel Regno Unito i consumatori Internet più sensibili al richiamo del social networking: stando al report di Forrester, infatti, il 21% dei sudditi di Sua Maestà collegati alla Rete opera attivamente sul Web (erano in 6,5 milioni su Facebook, lo scorso agosto) per relazionarsi e condividere contenuti con la propria community. La media europea è pari al 13% e ai francesi va la maglia nera con solo il 4% della popolazione on line impegnata in queste attività.
Chi invece si distingue nella categoria Creators sono gli olandesi: il 17% degli utenti Internet dei Paesi Bassi genera contenuto per i social media e in quantità molto maggiore rispetto alla media europea. I tedeschi, per contro, sono i meno fantasiosi pur essendo più coinvolti in queste attività rispetto alla media. Se gli spagnoli on line sono meno attivi in ogni tipo di attività delle social technologies, con solo poco più di un terzo di Joiners rispetto al resto D’Europa, gli svedesi brillano per l’audience, con circa il 60% degli utenti Internet impegnato in qualche forma di social technology.
E gli italiani…?
Secondo il report dimostrano una maggiore disponibilità rispetto alla media nel costruire contenuti ma sono significativamente meno propensi a organizzarli. Ho preso le tabelle del report di Forrester e ne ho dedotto precisamente che: il 12% di distingue per le sue attitudini di Creator, il 19% rientra nella categoria dei Critics, solo il 4% vanta doti da Collector, uno su 10 si può ritenere un Joiner, il 39% fa parte della grande schiera di Spectators e il 57% (è il dato più alto, al pari di quello della Francia) ammette senza pudori di far parte degli Inactives. Vien da chiedersi: e tu che “social consumatore” sei?





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