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Google App Engine, la “piattaforma come servizio” di Mountain View

api google piattaforme sviluppo

Scritto da Nicola Bruno

Una piattaforma per lo sviluppo e l’hosting di applicativi web-based in grado di girare sull’infrastruttura tecnologica di Google e di reggere alle dinamiche di scala (da pochi a molti utenti/tool). Google App Engine è l’ultima novità di casa Mountain View, appena rilasciata in versione limitata per diecimila sviluppatori.
In diretta dalla Rete Un nuovo servizio, quindi, che permette alle start-up di appoggiarsi ai server di Google e di integrare diverse funzionalità (database, datastore) e strumenti (come le API). Ad esempio, sarà possibile sviluppare un applicativo in proprio o personalizzare una versione ad accesso limitato di Google Docs profilata sulle esigenze della propria azienda. Il tutto con 500 Mb di spazio e una banda in grado di supportare cinque milioni di pagine visitate al mese. Limiti che, più in là, saranno certamente ritoccati (magari dietro sottoscrizione di un abbonamento).

Niente a che vedere, comunque, con Amazon Web Service. App Engine si propone invece come un ambiente più fluido e integrabile, ma al tempo stesso anche meno flessibile, come sottolinea Techcrunch: “Con Amazon è possibile utilizzare il servizio di storage S3 indipendentemente da ogni altro servizio, mentre con Google si è costretti ad utilizzare BigTable e quindi sviluppare script Python”.
A differenza di Amazon, quindi, App Engine è l’ideale per gli sviluppatori che vogliono creare applicativi già Google-oriented, facilmente integrabili con le altre funzionalità messe a disposizione dal colosso da Mountain View.

Per Dan Faber di Cnet si tratta comunque di un passo in avanti considerevole: “Chiamatelo web 2.5, in cui i fornitori di piattaforme-come-servizi permettono agli sviluppatori di creare web-application attraverso la “cloud” e agli utenti di utilizzarle su qualsiasi dispositivo connesso, in ogni momento e in qualsiasi luogo”.

Eppure c’è già chi fa le pulci al nuovo servizio di Google. E’ il caso del sempre attento Read/Write Web: “Perché una startup dovrebbe consegnare tutto quel controllo e diventare dipendete da una grande Internet company?”

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