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L’Unione Europea ai motori di ricerca: distruggere i dati personali dopo 6 mesi

google privacy ue

Scritto da Nicola Bruno

Privacy, Google si difende

Nuovo monito dell’Unione Europea ai motori di ricerca che collezionano montagne di dati sui comportamenti dei propri utenti, sfruttandoli magari a scopo di marketing mirato. La scorsa settimana la Commissione ha diffuso un documento di 29 pagine (disponibile qui in pdf) denominato “Article 29 Working Party“, dal gruppo di lavoro a cui partecipano diversi movimenti per la difesa della privacy.

A differenza delle attuali politiche dei colossi del searching, l’Ue fissa un nuovo paletto temporale per la “data retention” non superiore ai 6 mesi. Un periodo di molto più breve rispetto ai 12-18 mesi su cui si allineano un po’ tutti i motori di ricerca.

In diretta dalla Rete Come evidenzia questa tabella di Cnet, sia Google che Microsoft conservano i dati per 18 mesi, Yahoo! e Aol per 13 mesi, mentre l’unico motore ad attuare una policy pro-riservatezza è Ask (poco diffuso comunque in Europa), con la recente funzionalità Eraser.

Il documento della Commissione indica, inoltre, quali sono le linee guida che devono regolare il settore: dal momento che raccolgono dati personali sugli utenti, i motori di ricerca sono tenuti assumersi anche le proprie responsabilità. Non basta quindi contrapporre motivazioni tecniche (la raccolta di dati anonimi permette di migliorare le prestazioni del servizio) o di sicurezza (le informazioni possono tornare utili in caso di violazioni o abusi). Al centro delle attenzioni dell’Unione Europea ci sono prima di tutto gli utenti e il rispetto della loro riservatezza.

Tra i primi a rispondere alle indicazioni dell’Ue c’è stato proprio il colosso del settore: Peter Fleischer, Global Privacy Counsel di Google, ha ribadito che il periodo di 18 mesi è cruciale per ottimizzare i servizi ed evitare le frodi, lamentando che “la prospettiva di come i dati sono utilizzati per migliorare l’esperienza online sfortunatamente non è sempre presa in considerazione nelle discussioni sulla privacy”. Fatto sta che in assenza di una regolamentazione coerente, attualmente ognuno adotta politiche diverse: la stessa Google e Yahoo!, ad esempio, non distruggono i dati nemmeno dopo 18 mesi; li rendono semplicemente anonimi.

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