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L’Unione Europea ai motori di ricerca: distruggere i dati personali dopo 6 mesi
Privacy, Google si difende
Nuovo monito dell’Unione Europea ai motori di ricerca che collezionano montagne di dati sui comportamenti dei propri utenti, sfruttandoli magari a scopo di marketing mirato. La scorsa settimana la Commissione ha diffuso un documento di 29 pagine (disponibile qui in pdf) denominato “Article 29 Working Party“, dal gruppo di lavoro a cui partecipano diversi movimenti per la difesa della privacy.
A differenza delle attuali politiche dei colossi del searching, l’Ue fissa un nuovo paletto temporale per la “data retention” non superiore ai 6 mesi. Un periodo di molto più breve rispetto ai 12-18 mesi su cui si allineano un po’ tutti i motori di ricerca.
In diretta dalla Rete Come evidenzia questa tabella di Cnet, sia Google che Microsoft conservano i dati per 18 mesi, Yahoo! e Aol per 13 mesi, mentre l’unico motore ad attuare una policy pro-riservatezza è Ask (poco diffuso comunque in Europa), con la recente funzionalità Eraser.
Il documento della Commissione indica, inoltre, quali sono le linee guida che devono regolare il settore: dal momento che raccolgono dati personali sugli utenti, i motori di ricerca sono tenuti assumersi anche le proprie responsabilità. Non basta quindi contrapporre motivazioni tecniche (la raccolta di dati anonimi permette di migliorare le prestazioni del servizio) o di sicurezza (le informazioni possono tornare utili in caso di violazioni o abusi). Al centro delle attenzioni dell’Unione Europea ci sono prima di tutto gli utenti e il rispetto della loro riservatezza.
Tra i primi a rispondere alle indicazioni dell’Ue c’è stato proprio il colosso del settore: Peter Fleischer, Global Privacy Counsel di Google, ha ribadito che il periodo di 18 mesi è cruciale per ottimizzare i servizi ed evitare le frodi, lamentando che “la prospettiva di come i dati sono utilizzati per migliorare l’esperienza online sfortunatamente non è sempre presa in considerazione nelle discussioni sulla privacy”. Fatto sta che in assenza di una regolamentazione coerente, attualmente ognuno adotta politiche diverse: la stessa Google e Yahoo!, ad esempio, non distruggono i dati nemmeno dopo 18 mesi; li rendono semplicemente anonimi.





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