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Ecocho, anche la ricerca sul Web si colora di “verde”

ecocho ecologia energia ricerca

Scritto da Gianni Rusconi

Credits: www.ecocho.it
Diciamoci la verità, anche per il piacere di andare un po’ controcorrente. Da qualche tempo il mondo dell’hi-tech ha scoperto il fascino dell’ecologia e tutto ormai - dai telefonini ai data center - è etichettato con la parola magica “green“. Bene, anzi benissimo. Perché però questa corsa alla maglia rosa ecologica si sia scatenata solo ora fa un po’ pensare, per lo meno il sottoscritto. E mi fa pensare perché, spesso e volentieri, dietro le tinte a sfondo verde di alcuni progetti emergono più o meno velatamente messaggi di marketing studiati ad arte.
Per approfondire A infoltire la lista di aziende, campagne e prodotti concepiti per il rispetto dell’ambiente ed essere eco-compatibili ora arriva persino un motore di ricerca su Internet. Si chiama Ecocho, è nato in Austrialia per volere del suo fondatore, Tim Macdonald, e da ieri è on line in altri 13 Paesi, Italia compresa.

Vi chiederete? Come fa un “search engine” a ridurre le emissioni di carbonio? Funziona su computer virtuali che non consumano energia? No, ma la risposta è “semplice” e un po’ ricorda le iniziative “Impatto Zero” di Lifegate, il ben noto progetto “multicanale” (sito, Web radio e molto, troppo altro) dedicato a tutto ciò che è eco-cultura. Ecocho promette infatti di compensare l’emissione di gas ad effetto serra facendo piantare due alberi ogni 1000 ricerche effettuate, tramite i motori di Yahoo! o di Google, dai propri utenti. Il meccanismo è quindi molto semplice: anziché utilizzare la toolbar di Google, si va su Ecocho (che ha una sua barra degli strumenti scaricabile gratuitamente) e si conduce la ricerca scegliendo fra le due opzioni. Il contatore registra gli accessi ed ecco che boschi e foreste si ripopolano in modo direttamente proporzionale al numero di “query” che transitano da questo sito.

Il comunicato con il quale viene annunciato il primo motore di ricerca ecologico al mondo va quindi parecchio oltre e spiega per esempio come, in Australia, Ecocho acquisterà “crediti di emissioni di carbonio” (alzi la mano chi sa cosa significa tecnicamente quanto ho messo fra virgolette) attraverso il New South Wales Government Greenhouse Gas Abatement Scheme, finanziando tale operazione con il 70% del fatturato generato (immagino dalla vendita di spazi pubblicitari) dal proprio sito. L’iniziativa di per sé è lodevole così come lo sono gli intenti di Macdonald (un cognome che, viene da dire, è tutto un programma), che dice convinto: “il motore di ricerca è lo strumento più facile per fare in modo che tutti possano cambiare il proprio comportamento e avere un impatto positivo sull’ambiente”. Al sottoscritto qualche dubbio però rimane e vi assicuro che è un grande amante della natura.

In tema di motori di ricerca, per concludere, segnalo una notizia che credo (spero) interesserà molti. Un gruppo di commissari europei ha proposto in sede di Commissione di fissare un preciso termine temporale (entro i quali i motori di ricerca possono tenere in archivio i dati personali (indirizzi Ip, cookies, file di log e cache che possono delineare le abitudini di ricerca e il profilo) raccolti sugli utenti. Oggi Google conserva sui propri server tali dati per 18-24 mesi, la richiesta in discussione a Bruxelles limiterebbe l’arco temporale a soli sei mesi. Potrebbe essere un buon sistema per ridurre i consumi di energia nei data center delle più grandi Internet company del pianeta, a cominciare da Yahoo e Google. Vero Mr. Macdonald?

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