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Le applicazioni Web 2.0 sfruttano un po’ troppo l’open source?

applicazioni open source saas

Scritto da Guido Sintoni

Gartner, una delle società più attendibili in tema di analisi strategica e di mercato, dice la propria sul crescente fenomeno dei Saas (Software As A Service), le applicazioni che girano sul Web: e non risparmia critiche e perplessità. Secondo gli analisti Gartner, i fornitori di software Saas che usano sistemi operativi, application server e database open source saranno a breve la quasi totalità: l’ultimo esempio in ordine di tempo è quello di Salesforce.com, che usa un database open source per un servizio che permette l’accesso offline ai dati.

Per Gartner, il 90% dei produttori Saas integreranno componenti open source nella propria offerta da qui al 2010: l’affermazione fa il paio con una ricerca di alcuni mesi fa, secondo cui almeno l‘80% di software commerciale conterrà porzioni significative di software a sorgenti aperti entro il 2011. “Il motivo di utilizzo del software inteso come servizio è semplice - scrive Gartner - ed è legato a un fattore prettamente economico […] Molte aziende mutuano dalla comunità open source tecniche di beta pubbliche, interfacce di programmazione aperte e supporto distrubuito per sperimentare e migliorare le proprie soluzioni“.

Fin qui tutto quadra. Il problema, per Gartner, è che “i risparmi ottenuti dai fornitori di Saas utilizzando soluzioni open source sono un maggior profitto per l’azienda, magari riutilizzato sotto forma di incremento per la ricerca e lo sviluppo, ma non un beneficio per il cliente finale. Gli utenti non devono aspettarsi risparmi significativi“.

Dal punto di vista dell’utente finale, tuttavia, non c’è molto da dire: l’adozione di software a sorgenti aperti risulta trasparente o ben scarsamente visibile, risultando parte del backend. Il timore maggiore, secondo Gartner, è che l’adozione di logiche simili a quelle open source non porti pieni benefici neppure a quest’ultimo mondo, con la possibile creazione di ibridi a sorgenti in parte chiusa e in parte aperta, con possibili ripercussioni in tema di difesa della proprietà intellettuale. Già, perché quando il software open source fa rima con libero, violare la licenza GPL alla base di quest’ultimo è un reato perseguibile, e la giurisprudenza in materia inizia ad essere cospicua.

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