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Buon compleanno, spam!
Tre maggio millenovecentosettantotto: un addetto al marketing di DEC, nome storico dell’informatica (che ha concluso la propria quarantennale carriera nel 1998, acquistata da Compaq), inviava a 393 membri della rete Arpanet un messaggio non sollecitato di carattere commerciale. Gary Thuerk - così si chiamava l’oscuro impiegato - inventava così lo spam, la mail spazzatura che intasa le caselle di ogni utente. Il risultato immediato era duplice: oltre alle reprimenda degli amministratori di Arpanet (al tempo una rete militare) il primo spam della storia portò a Thuerk qualche modesto incremento sul fronte vendite. Ma questa è decisamente un’altra storia.
Calendario alla mano, lo spam compie trent’anni. Nel tempo ha proliferato non poco, cambiando di volta in volta canale distributivo: da Arpanet a Usenet, fino al Web e alla posta elettronica che conosciamo. Il comune denominatore è sempre quello: il messaggio non è sollecitato, non gradito, non desiderato. Eppure, implacabile, arriva. Con la proposta commerciale del caso. Che conta su un pubblico potenzialmente vastissimo: quel miliardo e trecento milioni di persone che hanno accesso a Internet secondo stime recenti.
Il termine ‘spam’ trae origine da uno sketch dei geniali Mounty Python: inserito nel programma Flying Circus, era ambientato in un locale nel quale ogni pietanza proposta dalla cameriera era a base un tipo di carne in scatola chiamato, appunto, spam. Durante tutto lo sketch, la cameriera proponeva in maniera sempre più insistente piatti con spam (“Uova e spam; uova, pancetta e spam, salsicce e spam”) suscitando la crescente riluttanza del cliente. Il tutto - in pieno stile Mounty Python - mentre alcuni avventori del locale vestiti da vichinghi inneggiavano allo spam.
Di qui - a conferma che qualche volta l’informatica si può coniugare con l’ironia - l’imperitura fama dello spam. Da carne in scatola il cui battage pubblicitario veniva irriso da un gruppo di caustici comici inglesi a fenomeno ineluttabile basato su molestie digitali non richieste.
In un celebre intervento datato 2004, Bill Gates affrontò il tema dello spam promettendone l’eliminazione, o almeno una sostanziale riduzione, nel giro di due anni. I punti su cui il guru di Microsoft si basava erano sostanzialmente tre: verifica della provenienza dei messaggi; eventuale rallentamento del traffico dei messaggi-spazzatura (fino a renderne poco conveniente la circolazione), e applicazione di un ‘francobollo elettronico’ da pagare per i messaggi considerati spam. Il 2006 è passato da tempo, e secondo gli esperti il 95% dei messaggi di posta elettronica è non desiderato: evidentemente - per rimanere in tema di sketch dei Mounty Python passati sul Flying Circus - quella antispam non era “la barzelletta più divertente del mondo”.





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