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Google Docs l’ultima frontiera dello spam?

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Scritto da Guido Sintoni

Gli spammer amano sempre più Big G e usano in maniera massiccia i suoi servizi per inviare mail spazzatura ed eludere gli antispam

Spam basato sulle immagini, su sedicenti allegati in formato Pdf o Mp3? No, grazie: l’ultimo trucco per aggirare i filtri antispam si basa su Google Docs, la popolare suite per la produttività online di Big G. Il punto di partenza è semplice: l’uso di allegati si è rivelato finora meno proficuo per chi vive di spam rispetto a un semplice link; ma anche quest’ultimo non garantisce che la mail non desiderata arrivi a destinazione.

Quindi, attraverso Google Docs, gli spammer sfruttano la credibilità di Google, il cui dominio viene lasciato passare dalla totalità degli antispam; uno dei metodi più diffusi per il filtraggio del traffico infatti si basa sul controllo della provenienza della e-mail, ed è difficile, se non impossibile, bloccare a cuor leggero un messaggio che provenga dai domini dei vari Google, Microsoft e Yahoo, giusto per citare alcuni dei più popolari fornitori di servizi di posta elettronica. Nel caso di Google Docs, basterebbe bloccare il dominio di provenienza per eliminare lo spam, ma - così facendo - rimarrebbero tagliati fuori anche i documenti legittimamente condivisi.

Gli spammer lo sanno e i più abili riescono ad alterare il link inviati per la condivisione di un documento in maniera tale da reindirizzare verso un altro sito Web contenente la mail spazzatura; lo spam basato su Google Docs, per sua stessa struttura, non può contenere codice Html o script maligni, e quindi rimane semplicemente un insieme di messaggi non desiderati. Per raggiungere il proprio scopo, gli spammer devono creare molte utenze di Google, il che è certo più fattibile dopo i recenti successi contro i sistemi di autenticazione visiva Captcha, ma non del tutto immediato, visto che quello di Big G è ancora il sistema più difficile da violare.

Secondo gli esperti di MessageLabs, il materiale pubblicizzato dagli spammer non si discosta molto da quello cui gli utenti sono abituati: se non è il festival del viagra, poco ci manca. Agli utenti non resta che segnalare a Google l’eventuale spam ricevuto, o dare il messaggio in pasto ai filtri dotati di autoapprendimento quali quelli presenti su Thunderbird, il client di posta di casa Mozilla. E sperare che lo spam non prenda la direzione di Blogspot, il blog secondo Big G.

Commenti   (Inserisci un commento)

indubbiamente è un problema questo. io uso solo i docs... :(

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