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La muraglia digitale cinese anche in Egitto?

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Scritto da Nicola Bruno

Dopo alcune proteste organizzate online (e la prevedibile rappresaglia governativa con arresti e torture ai danni di blogger e attivisti), diverse utenti egiziani cominciano a temere il peggio: l’arrivo della Grande Muraglia digitale cinese anche in Egitto. La denuncia di Global Voices.

Reporters Sans Frontières lo ripete da tempo. E non si tratta di semplice allarmismo. “Il modello cinese di un’Internet che permette la crescita economica senza libertà di espressione o privacy ormai si va affermando. Cinque anni fa erano solo una manciata di paesi, ora alcune dozzine di governi bloccano siti e arrestano blogger”.

L’esportazione del Golden Shield Project (così si chiama il progetto di grande muraglia digitale innalzata da Pechino) sembra procedere senza sosta. Come ci ricorda questo post di GlobalVoices (l’encomiabile aggregatore di blog, da poco sbarcato anche in Italia, sempre attento a denunciare le violazioni dei diritti civili nei quattro angoli del mondo, soprattutto quelli più dimenticati dai media occidentali).

Dopo diversi episodi di arresti e torture ai danni di blogger e attivisti (tra cui uno finito bene proprio grazie a Twitter), diverse voci in Egitto cominiciano a temere il peggio:

Di giorno in giorno la situazione va peggiorando - scrive Tarek sul suo blog - I giornali attaccano quello che chiamano “il volto oscuro di Internet”. Rimproverano agli egiziani l’uso di internet perché diffondono voci, organizzano scioperi e pubblicano video che potrebbero nuocere alla Sicurezza Nazionale dell’Egitto. Il prossimo passo del governo sarà filtrare internet (…)”

A cominciare magari da Facebook, il social-network da cui sono partite le proteste dello scorso 6 aprile. “Sembra che il Grande Firewall della Cina sta per sbarcare anche in Egitto”, conclude amareggiato Tarek.




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