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Ecco come Bruxelles vuole regolamentare i blog
Dal prossimo settembre il Parlamento Europeo inizierà a discutere una mozione che chiede di regolamentare meglio il settore dei blog. Nessun intento censorio, comunque, ma solo la volontà di proteggere meglio i diritti dei cittadini e delle imprese.
L’ultima volta che ci ha provato il governo italiano è scoppiato un pandemonio. E tutto si è risolto con un nulla di fatto. Ora è il Parlamento Europeo a prendere in mano la questione, spinto da un’esigenza quanto mai attuale: come regolare il settore degli user-generated content (a cominciare dai blog) per proteggere meglio i diritti di cittadini e imprese?
“I blog rappresentano un contributo importante per la libertà di espressione” riconoscono gli autori della mozione (qui in pdf) presentata all’europarlamento “Ma c’è la necessità di fare chiarezza sul loro status e creare salvaguardie legali per il loro utilizzo durante i processi, oltre che per garantire un giusto diritto di replica”.
Diritti del tutto impossibili al momento, considerato che i blog sono cresciuti in un clima di sostanziale deregolamentazione: “Lo status legale dei loro autori ed editori non è ancora determinato, né è chiaro ai lettori, provocando incertezze sulla loro imparzialità, protezione delle fonti, applicabilità dei codici etici e assegnazione di responsabilità nel corso dei processi”.
E’ per questo che la Commissione Cultura suggerisce al Parlamento la creazione di una sorta di Registro volontario, a cui gli autori di blog si iscrivono per dichiarare lo status delle loro pagine (ad esempio se è un’attività professionale o meno) e se hanno particolari coinvolgimenti economici (ad esempio con i servizi di pay-for-post). Il che rientra in quella tendenza dell’Unione Europea a proteggere i diritti dei consumatori, come ha fatto di recente con la regolamentazione sull’astroturfing.
Come sottolinea Luca Conti, l’Unione Europea non considera i blog “una minaccia ma un terreno da preservare rispetto alla contaminazione selvaggia da parte di interessi terzi”. Il che sembra già un buon punto di partenza rispetto alle più confuse proposte di regolamentazione italiane. Tanto più che Bruxelles si è detta anche pronta ad “ascoltare” i cittadini europei su un tema così controverso, inviando la propria opinione all’indirizzo a questo indirizzo.





1 aciclovir
il 16/06/2008 alle 11:23
Basta che prima ci spieghi a quali diritti dei cittadini e soprattutto a quali imprese ci si riferisce. :)
2 Nicola Bruno
il 16/06/2008 alle 11:51
bruxelles vuole proteggere la libertà di espressione, ma anche evitare che questa libertà venga utilizzata per possibili abusi
quindi, tutelare diritti cittadini ad essere informati in modo corretto e trasparente (evitando ad esempio fenomeno astroturfing); dare garanzie sulla protezione delle fonti, come già succede per i giornalisti (negli usa blogger e giornalisti sono equiparati da questo punto di vista).
diritti delle aziende: operare in un regime di concorrenza.
per quanto mi riguarda, i presupposti dell'azione di bruxelles mi sembrano più che giusti. i problemi arriveranno con le soluzioni che proporranno.
un registro volontario non penso cambi di molto le carte in regole. e soprattutto: in un'arena globale come internet quanto possono funzionare azioni geograficamente limitate?
3 john.coltrane
il 16/06/2008 alle 14:36
A me questa di Bruxelles sembra una buffonata. Non vedo nulla di concreto nè di applicabile. Probabilmente chi ha scritto quel testo conosce poco internet.
4 Mark Tery
il 16/03/2012 alle 17:46
I appreciate your speculation as it attracts people’s attention and make this topic discussable. Thanks for sharing your thinking.