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Neutralità della rete, Google scende in campo

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Scritto da Nicola Bruno

Mountain View è pronta a rilasciare un applicativo che permetterà agli utenti di risalire alle attività “discriminatorie” dei fornitori di connettività sulla rete.

Che gli Internet Service Provider abbiano iniziato ad attuare politiche discriminatorie sul traffico in rete (a cominciare dall’utilizzo di tecnologie di deep packet inspection) è ormai cosa risaputa. Meno note sono invece le policy che guidano simili azioni. E così, in maniera più o meno sotterranea, si sta iniziando a dare un colpo a una caratteristica fondamentale di Internet: la sua neutralità. Si contano sulle dita di una mano i fornitori di connettività che rendono trasparenti le proprie politiche in materia. E sempre più spesso i consumatori subiscono a loro insaputa differenziazioni nel traffico e nell’accesso a servizi.

A scendere in campo in prima persona contro simili tecnologie è ora anche Google. Durante un incontro alla Santa Clara University, il direttore della policy di Mountain View Richard Whitt (da sempre favorevole ad un approccio neutrale alla rete), ha annunciato che presto verra lanciato un applicativo che permetterà agli utenti di risalire alle politiche di gestione del traffico adottate dai propri Service Provider. “Se i fornitori di banda larga - ha spiegato Whitt a The Register - non si convincono a dire cosa accade sui loro network, noi daremo agli utenti la possibilità di scoprirlo da soli”.

Se è vero, da una parte, che forme di differenziazione del traffico si rendono necessarie per ottimizzare l’efficenzia dei network, è anche vero, dall’altra, che queste tecnologie possono essere utilizzate per gli scopi più diversi. Bloccando, ad esempio, l’accesso ai network di peer-to-peer (come già molti Isp stanno facendo) non si va solo a colpire gli utenti che scaricano file illegali, ma anche il nascente comparto della televisione via p2p. Dal momento, poi, che molti service provider hanno iniziato a lanciare applicazioni e servizi sviluppate in proprio, si va anche a creare uno scenario di scarsa concorrenza e innovazione: basti pensare a un Isp che propone soluzioni via Voip e decide di bloccare (o rallentare) l’accesso a servizi come Skype.

Sensibilizzare gli utenti su questo tema, dandogli magari più potere (come intende fare Google), è il primo passo per avere più trasparenza, ma anche per premiare quei fornitori di connettività che rendono chiare le proprie policy sulla gestione del traffico. In ballo non c’è tanto la battaglia tra Isp (favorevoli a una discriminazione del traffico) e giganti del web (che vogliono una rete neutrale), ma anche la stessa sopravvivenza della rete così come l’abbiamo conosciuta fino ad ora.

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