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MySpace risarcita dall’ex re dello spam con 6 milioni di dollari

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Scritto da Guido Sintoni

Mail spazzatura e furto di identità inguaiano ancora una volta Scott Richer. Che non è l’indiscusso re dello spam, ma che in due anni ha dovuto versare 13 milioni di dollari a Microsoft e MySpace

Non si ferma la lotta dei maggiori fornitori di servizi online contro gli spammer: stavolta tocca a Myspace ottenere una somma-record da Scott Richter, Chief Executive Officer di Media Brekaway. Sei milioni di dollari in tutto (al cambio, quasi quattro milioni di euro) - 4,8 per il risarcimento del danno e 1,2 di spese legali - si abbattono su uno degli ex re dello spam: poca cosa rispetto ai 230 avuti il mese scorso da Sanford Wallace in quello che è il giudizio di più ampia portata dall’introduzione del Can-Spam Act su territorio statunitense, ma più che sufficienti per fare notizia.

MySpace, di proprietà di News Corporation (una aziende che fanno capo al magnate dei media Rupert Murdoch), ha accusato Media Breakaway e Richter di avere intrapreso azioni di phishing e inviato comunicazioni non desiderate ai propri utenti. Richter è un volto noto del Web marketing, da tempo a cavallo tra campagne molto aggressive e capatine in tribunale: una delle ultime, risalente a due anni fa, lo ha visto pagare sette milioni di dollari a Microsoft per motivi analoghi a quelli del procedimento relativo a MySpace, a fronte di una richiesta di 20 milioni di dollari di Big M.

Di rito il comunicato di MySpace: “Ribadiamo la linea della tolleranza zero per le attività illegali compiute sul nostro sito, e ci riserviamo ogni azione legale a tutela dei nostri utenti”. Richter è ricorso a un arbitrato, che ha stabilito come Media Breakaway non potesse essere ritenuta del tutto responsabile del comportamento scorretto dei propri affiliati; ma l’azienda ha stretti legami con aziende terze che inviano traffico verso siti Web posseduti dagli inserzionisti che pagano secondo la logica del pay-per-click. “Il traffico generato in maniera artificiosa verso l’azienda le ha in ogni caso procurato vantaggio”: questo, a grandi linee, il motivo della condanna.

Un social network come Myspace è bersaglio privilegiato per gli spammer; nel giudizio, si è tenuto conto del comportamento di Media Breakaway nei confronti dei propri affiliati, subordinandone l’affiliazione alla firma di clausole anti-phishing. Ma “i manager legati a Media Breakaway hanno contravvenuto a ciò più volte, sorvolando su pratiche di spamming e phishing, e anzi incoraggiandole”. E chi meglio del CEO, alias re dello spam, poteva farlo?

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