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Reti sociali e mondo reale: un rapporto sempre più stretto
Un intervento al Personal Democracy Forum di New York evidenzia come la socialità in rete sia già entrata nella vita di tutti i giorni. Mentre tra McCain e Obama è già battaglia… via Twitter!
“Se gli utenti di Internet non trasferiscono la propria energia online al mondo reale, devono accontentarsi di una rivoluzione parziale frutto dei propri sforzi. Ma i frutti di questi sono già visibili nella vita di tutti i giorni”: Clay Shirky, professore alla New York University e autore di diverse pubblicazioni sugli aspetti sociali dei nuovi media (un consiglio per chi mastica bene la lingua inglese? Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations può essere di grande interesse, ed è reperibile in molti bookstore europei), Internet in testa, ne è convinto. E del ruolo della tecnologia nella democrazia ha parlato, lui come molti altri speaker, al Personal Democracy Forum di New York.
“I flash mob sono diventati uno strumento politico per molti giovani in tutto il mondo: - ha commentato Shirky - in un paese come la Bielorussia in cui le manifestazioni di piazza sono considerate illegali, un flash mob ha portato a Minsk migliaia di persone in Piazza Ottobre a sorridersi e a mangiare il gelato insieme. Mangiare il gelato e sorridersi non è illegale, ma le foto di chi si è radunato hanno fatto il giro del mondo, con un’evidente valenza politica. E lo strumento tecnologico dotato di forti connotazioni sociali può rendere molto più semplice l’azione politica“.
Shirky si è soffermato sul rapporto tra socialità in rete e conoscenza diffusa (“Se solo la gente impiegasse l‘1% del tempo passato davanti alla TV a scambiare idee e a creare strumenti democratici quali Wikipedia…”), e ha sottolineato come il fenomeno di aggregazione che porta a costituire gruppi finalizzati alla conoscenza “fisica” quali Meetup (il cui slogan è, non a caso, “Gruppi veri che fanno la vera differenza”) o di semplice discussione quali Yahoo o Google, sia un modo per stimolare l’intelletto.
Il tutto mentre dallo scorso venerdì è partito - e si concluderà proprio oggi con la fine lavori del Personal Democracy Forum - il primo faccia a faccia McCain-Obama via Twitter. Presentato come “Le elezioni via Internet del 2008“, è un dibattito moderato dalla blogger del Time Anna Marie Cox. La campagna del repubblicano McCain è rappresentata da Liz Mair, responsabile per le comunicazioni online dello schieramento; la campagna di Obama da Mike Nelson, professore presso la Georgetown University già al servizio di Clinton e Al Gore. Un modo diretto di fare politica con un media semplice e immediato? Certo. Potrebbe essere la dimostrazione che l’uomo politico di platoniana memoria passa per i 140 caratteri di Twitter. Ma anche, in senso ben più lato, che Twitter è un ottimo veicolo di libertà.





1 samarkanda
il 24/06/2008 alle 11:52
Bè, ma se alla tastiera non ci sono nè McCain nè Obama, che faccia-a-faccia è?
;-))
2 guerinsportivo
il 25/06/2008 alle 11:33
Si però non credo che tutte le persone siano capaci di passare dalla fruizione passiva della tv a quella attiva di uno strumento straordinario come Wikipedia, che richiede ai partecipanti competenze e capacità di scrittura, eccetera. E non sono sicuro che l'aggregazione troppo diffusa sia un bene: si rischia di imbarcare troppi fessi! Sarebbe interessante invece coinvolgere nelle reti chi ha competenze ma non è in grado di condividerle perché non conosce gli strumenti. Di sicuro c'è un mucchio di gente che avrebbe molto da condividere ma no lo fa perché semplicemente (faccio un esempio) non sa usare l'editor di Wikipedia, non sa cos'è un Meetup, non è capace di iscriversi a un gruppo di discussione. E nessuno glielo ha mai spiegato. :)