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Banda larga, impasse rete di nuova generazione

agcom ngn telecom italia

Scritto da Giulio Boresa

Il futuro tlc italiano sembra bloccato, tra speranze e chiacchiere, ma fatti pochi. Impervia la strada per modernizzare la rete, verso la fibra ottica nelle case

Accelera il dibattito- ma per ora solo quello- su come dotare l’Italia di una rete di nuova generazione (ngn), dove la fibra farebbe da protagonista, anche nelle case. I fronti aperti, più caldi, sono due: la Finanziaria 2009, che è la prima con cui un Governo italiano scende in campo per favorire la nascita di una ngn; l’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom), che ora deve mediare tra Telecom Italia e gli altri operatori, sulla questione della rete.

È tutto nell’aria, incerto e immobile sul fronte dei passi concreti, perché le norme sono ancora da definire. La Finanziaria di certo almeno una cosa buona l’ha varata, anche se si teme possa andare incontro all’opposizione delle amministrazioni locali. Ha indicato modifiche al codice civile e defiscalizzazioni per agevolare la posa dei cavi in fibra sotto le strade e nei palazzi.

Tra le altre cose, ci saranno agevolazioni per i costruttori che realizzano infrastrutture in fibra nei nuovi palazzi; nelle aree di digital divide sarà possibile usare gratis il suolo pubblico, per posare la fibra; la rete tlc viene equiparata a un’infrastruttura primaria di urbanizzazione, come luce, gas, acqua, e quindi gli operatori non dovranno più chiedere l’autorizzazione ai comuni per posare la fibra (basterà una “dichiarazione di avvio attività”).

La Finanziaria assegna anche 800 milioni di euro per la rete, ma è un punto tutto da definire: a quanto spiega Maurizio Dècina (presidente Fondazione Bordoni), non sono soldi destinati all’ngn tout court, ma solo per mettere fibra nel digital divide. Nelle grandi città, scenario tipico della fibra nelle case, non può intervenire il denaro pubblico: sarebbe considerato “aiuti di Stato”, in violazione delle norme dell’Europa Unita. In ogni caso, 800 milioni sono pochi per una rete che, secondo stime, costerà tra gli 8 e i 16 miliardi di euro nel prossimo decennio.

L’impasse più grande è quello che divide gli operatori, con Agcom nel mezzo. Telecom insiste nel non voler che la nuova rete sia regolata da norme Agcom; vuole che sia aperta agli altri operatori soltanto a fronte di prezzi che deciderebbe in libertà. Gli altri operatori invece vogliono che la nuova rete, con la vecchia in rame, sia regolata da Agcom. Il tutto, per una rete che ancora di fatto deve nascere, ma è solo nei programmi di Telecom

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