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Google, la privacy entra in homepage
Sulla prima pagina, come sempre minimalista, di Google c’è ora un link alle norme sulla privacy adottate dall’azienda
Un piccolo cambiamento dal grande significato fa bella mostra di sé nella homepage del motore di ricerca più usato al mondo: di fianco alla canonica nota di copyright, al posto della dicitura ‘Google’, c’è un link che porta direttamente alle politiche di trattamento della privacy adottate da Big G. Che da tempo era oggetto di critica per l’assenza.
Ora per Google sembrano esserci solo complimenti. Marc Rotenborg, direttore esecutivo di Electronic Privacy Information Center, si è detto “soddisfatto della decisione”, sottolineando che “non solo si tratta di un adempimento richiesto dalla legge della California (e Google è un’azienda californiana)”; sulla stessa lunghezza d’onda altre associazioni, per la maggior parte statunitensi, nate per difendere la privacy, da Privacy Rights Clearinghouse a World Privacy Forum.
Quest’ultimo ente ha ribadito: “Sebbene le norme sulla privacy non siano una garanzia di comportamenti perfetti sul tema, per i consumatori rappresentano uno strumento importante […] e qualcosa che i consumatori stessi si aspettano”. Come a dire che quello di Google è un passo tanto gradito quanto, in fin dei conti, dovuto.
La polemica sull’assenza del link nella homepage di Big G è divampata lo scorso maggio, quando il reporter del New York Times Saul Hansell si è domandato senza mezzi termini: “Google sta violando una legge della California sulla privacy?“. Ben presto a Eric Schmidt, Chief Executive Officer di Google, è arrivata una lettera firmata da un cospicuo numero di enti a tutela della riservatezza, in cui si invitava l’azienda a porre un link diretto alla propria normativa sulla privacy: dai piani alti di Mountain View non c’è stato nessun riconoscimento di colpevolezza - sarebbe stato strano l’esatto contrario, d’altronde - ma alla fine il cambiamento nella homepage è avvenuto.
Un cambiamento di una sola parola, avvenuto senza grande clamore: il post sul blog ufficiale di Big G al riguardo è più criptico che esaustivo, ma alla fine il caso è chiuso. Con tanto di articolo sul New York Times a firma di Saul Hansell che sancisce di fatto la pace tra Google e la privacy.





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