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L’Iran potrebbe votare la pena di morte per i blogger

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Scritto da Guido Sintoni

Secondo una recente proposta di legge, tenere un blog potrebbe portare “disturbo per la sicurezza mentale nella società” ed essere motivo di condanna a morte

Il Parlamento iraniano ha deciso di discutere una proposta di legge che amplierà il numero di crimini passibili di condanna a morte “con lo scopo di inasprire le punizioni per il disturbo della sicurezza mentale nella società”: potrebbe portare alla pena capitale “stabilire weblog e siti che promuovono la corruzione, la prostituzione e l’apostasia“.

Secondo la proposta di legge, chi commette questi crimini “deve essere punito come mohareb [nemico di Allah, ndR]” con una pena che consiste “nell’impiccagione, l’amputazione della mano destra e del piede sinistro, così come nell’esilio”.

Scrive il Khaleej Times, quotidiano di Dubai: “l’Iran già sanziona con la prigione i blogger che esprimono idee antigovernative; secondo Amnesty International, ha eseguito lo scorso anno 317 condanne a morte, contro le 177 dell’anno precedente”. Il rilievo mediatico della notizia si è rivelato da subito notevole: tra le prime a riprenderla, l’Agence France-Press; non mancano testimonianze molto dettagliate di blogger e scrittori iraniani. Tra queste ultime, quella a firma Hamid Tehrani si conclude con una vignetta dall’umorismo amaro: a una donna in procinto di essere impiccata un religioso viene suggerito di non essere delusa perché “sarai giustiziata legalmente“.

I blog sono molto popolari in Iran, specialmente tra i giovani, che spesso assumono posizioni critiche contro il governo, tacciato di posizioni iperconservative e prossime al fondamentalismo. E quindi “l’Iran è tra i primi ad arrestare e imprigionare i blogger, così come gli studenti”: nell’esaustiva lista di tutti i media cui il governo iraniano ha bloccato l’accesso, spiccano tra gli altri Facebook, Yahoo e Flickr.

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