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Lo spam al microscopio, conferme ma anche sorprese
I risultati del McAfee S.P.A.M. Experiment che ha coinvolto cinquanta cavie di dieci nazioni in trenta giorni di navigazione web senza protezioni
Sono serviti oltre due mesi agli specialisti dei laboratori McAfee per analizzare gli oltre 104mila messaggi che i cinquanta volontari sparsi per dieci nazioni (cinque in Italia) hanno raccolto durante i trenta giorni dello S.P.A.M. Experiment, ma alla fine i risultati hanno consentito di tracciare un quadro decisamente esaustivo (e inquietante) del fenomeno della mail spazzatura.
Uno degli obiettivi che l’azienda si era prefissata era quello di evidenziare che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, lo spam non è solo un semplice fastidio ma rappresenta una vera e propria minaccia e non mostra alcun segno di rallentamento.
Entrando nel merito dei messaggi ricevuti, una quota non indifferente, erano email di phishing. Altre includevano invece virus e molte si prefiggevano di installare di nascosto malware sui computer, convincendo i partecipanti a navigare su siti web pericolosi. Diversi volontari hanno notato una diminuzione nella velocità di elaborazione del computer, oltre a un maggior numero di finestre pop-up.
Spam in lingue straniere e social engineering sono due aree per le quali i partecipanti hanno ricevuto un numero di email superiore a quanto previsto. Francia e Germania sono le nazioni che hanno ricevuto il maggior numero di email in lingua locale con l‘11% e il 14% rispettivamente, un trend che McAfee prevede aumenterà sostanzialmente in futuro. Nel complesso, la pattuglia italiana si è classificata terza per numero di messaggi raccolti, 15.610, nella graduatoria guidata come prevedibile dagli Usa, ma dove fa riflettere la presenza di paesi come Messico e Brasile tra i primi cinque.
Un ulteriore elemento che ha colpito gli analisti McAfee è la varietà delle cosiddette email ‘social engineering’ (email che giocano sulle emozioni delle persone per manipolarle e spingerle a divulgare informazioni riservate) ricevute nel corso dell’esperimento, che hanno fornito ai informazioni preziose su questo tipo di spam; una tipologia cresciuta significativamente negli ultimi cinque anni.
“I nostri partecipanti avevano estrazioni sociali differenti, provenivano da tutto il mondo, e dato il loro interesse a partecipare all’esperimento, erano tutti ben consci del problema. Nonostante ciò sono tutti rimasti scioccati dall’enorme quantità di spam ricevuto in un breve periodo di tempo e dal limite a cui arrivano gli spammer per ottenere quello che vogliono – afferma Dave DeWalt, chief executive officer e presidente di McAfee - Credo che l’esperimento dimostri che lo spam è innegabilmente legato al crimine informatico, è un problema immenso e non sta per nulla scomparendo. Non si tratta più di ‘risolverlo’ ma di ‘gestirlo”.
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