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Fibra ottica, il futuro è difficile
La relazione annuale 2008 dell’Autorità Garante delle Comunicazioni scommette tutto sulla fibra, per dare agli italiani la banda larghissima, ma sono troppe le incertezze
Tutti i mali telefonici dell’Italia si riassumono in una denuncia, nella relazione annuale appena presentata dall’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom): “sono le infrastrutture il primo problema dell’Italia d’oggi”. Lo si legge in particolare nella relazione del presidente Agcom, Corrado Calabrò.
È la madre di tutti i ritardi italiani. Che è indietro- scrive Agcom- non solo per percentuale di utenti banda larga, ma anche per qualità delle connessioni. Aspetto, quest’ultimo, chiarissimo agli utenti ma mai prima d’ora così ben espresso dall’Autorità. “Da noi solo il 27 per cento degli utenti dichiara di avere connessioni con capacità di banda superiore ai 4 Mbps- scrive Agcom- mentre negli Stati Uniti siamo al 41 per cento, in Germania e nel Regno Unito si arriva al 46 per cento, in Francia al 54 e in Giappone addirittura all’86”. Sono dati di dicembre 2007. Ora, con l’upgrade a 7 Megabit, la situazione è migliorata, ma ancora non abbastanza, se si considera la velocità reale, e non quella di picco, delle Adsl.
Il rame non ce la fa a sostenere le prossime evoluzioni- per la crescita del settore serve tanta banda subito, già 50 Mbps nel 2011, dice Agcom. Di conseguenza bisogna cambiare mezzo trasmissivo. La fibra ottica è la scelta d’obbligo. Solo la fibra può assicurare una velocità di svariati Gigabit nel core network (fino a 800, con i moltiplicatori ottici, su singolo cavo).
Ma la fibra serve per la banda larghissima (50-100 Mbps e oltre) anche a livello di rete d’accesso. Le promesse del wireless devono invece fare i conti con la realtà: non c’è abbastanza spettro a disposizione, per gli operatori mobili, per supportare la banda larghissima. È noto che la quantità di banda è direttamente proporzionale ai MHz di frequenza disponibili.
L’analisi dell’Agcom è chiarissima, ma quello che manca ora è il passo successivo: un quadro di regole netto e definito, all’interno del quale gli operatori possano investire in fibra. È un punto su cui la relazione sorvola: Agcom scrive di stare ancora studiando gli impegni di Telecom Italia sulla rete. A questo punto, tutto slitta all’autunno (nella migliore delle ipotesi), mentre già a settembre è prevista la decisione Ofcom (Autorità regolatrice nel Regno Unito) sulle norme per la rete di nuova generazione inglese.
Il nodo è la concorrenza: come tutelare la sopravvivenza degli operatori alternativi senza scoraggiare gli investimenti di Telecom nella nuova rete? Agcom suggerisce un modello di creazione della rete dove tutti i soggetti (pubblici e privati, piccoli e grandi operatori) collaborino. Idea affascinante, ma per realizzarla tante teste diverse dovranno riuscire a mettersi d’accordo.





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