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I corrispondenti esteri? Trovateli su Demotix

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Scritto da Nicola Bruno

Un nuovo sito di citizen journalism promette di migliorare la copertura delle news internazionali. E rivendere gli articoli di aspiranti giornalisti alle grandi testate, che ormai si basano solo sulle agenzie e chiudono sempre più uffici di corrispondenza

Via Lsdi, ho scoperto il lancio di un nuovo sito di citizen journalism. Si chiama Demotix e, come i tanti altri cloni che abbiamo visto nascere (e morire) in questi anni, permette agli utenti di condividere testi, immagini e video su eventi che accadono ai quattro angoli del pianeta.

Con la differenza, però, che qui c’è anche la tentazione mainstream: il servizio ho stretto partnership con alcune grandi testate, tra cui Repubblica.it, Newsweek, Telegraph, Prospect, a cui verranno segnalati ogni giorno i migliori contenuti condivisi dagli utenti. Che potranno essere “acquistati”, così come ora avviene con le agenzie.
La formula è senz’altro interessante e va nella direzione di un giornalismo semi-professionale (pro-am, come dicono negli Stati Uniti). Un po’ la stessa strada intrapresa di recente da Getty Images con l’accordo per Flickr.

Il che potrà tornare utile per la copertura di quei paesi in cui le testate non hanno un inviato. Come mette in luce la stessa Demotix, un po’ tutte le grandi redazioni stanno tagliando il numero di corrispondenti: “Solo quattro quotidiani Usa hanno uffici all’estero (NY Times, LA Times, Washington Post e Wall Street Journal). In totale ci sono solo 141 corrispendonti esteri negli Stati Uniti. (…) Il restante mondo dei media fa affidamento sulle agenzie (AP e Reuters). Ma 80 paesi, circa il 40% delle nazioni, non sono coperti da queste agenzie. Il che significa che il 40% dei paesi semplicemente non esiste nelle notizie globali”.

Demotix vuole inserirsi proprio in questo vuoto informativo e allargare il numero di paesi coperti. Soprattutto laddove non arrivano nemmeno le grandi agenzie globali.
Nicholas D. Kristof del NYTimes così commenta la nascita Demotix: “Non so dire se sia un orrore, visto che rappresenta una ulteriore erosione del business model dei giornali, oppure se applaudire a questa nuova strada per realizzare la ‘copertura’ dell’ informazione internazionale. Ad ogni modo, credo la seconda”.

Beh, c’è anche da essere indecisi, tra il silenzio totale e la possibilità di dare visibilità a paesi dimenticati?

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