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Anche l’embedding può costituire violazione del copyright?

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Scritto da Nicola Bruno

Se lo chiedono in molti negli Stati Uniti, dopo l’ultima denuncia dei produttori cinematografici a due siti che ripubblicano i filmati ospitati su servizi terzi

Proprio mentre YouTube si trova sotto il tiro incrociato dei grandi conglomerati televisivi (oltre a Viacom ora anche Mediaset ), arriva anche una nuova denuncia della Motion Picture Association of America destinata a far molto discutere.

L’associazione dei produttori cinematografici statunitensi ha citato in giudizio due siti americani: il “Free Online Movie DataBase” (fomd.com - non più disponibile online) e MovieRumor in quanto “pubblicano, archiviano e indicizzano link a materiali protetti da copyright”.

In entrambi i casi, si tratta di servizi che effettuano solo l’embedding di contenuti ospitati su servizi terzi. Su MovieRumor, ad esempio, è possibile visualizzare l’ultimo film di XFiles come pure l’ultimo episodio di Batman. Il tutto senza ospitare direttamente i file dei film, ma con un semplice embedding che punta a servizi stranieri.

Certo, MovieRumor non opera in maniera del tutto trasparente: è pieno zeppo di pubblicità e rivendica esplicitamente la possibilità di guardare gratuitamente film appena usciti nelle sale. Come afferma l’Mpaa, è fin troppo palese la sua natura “for-profit“.

Ma in molti si chiedono cosa succederà se la potente associazione dei produttori a stelle e strisce riuscirà a far passare il concetto che anche un semplice link o embedding possa rappresentare violazione del copyright.

“La persona o il computer che effettua un link o un embedding non può sapere se il materiale che linka è illegale” scrive il blog TechDirt temendo (giustamente) che questa nuova offensiva poggi “su argomenti emotivi, piuttosto che razionali”. E che il vero obiettivo sia scoraggiare anche i semplici utenti dall’effettuare un link o un embedding nelle proprie pagine personali a materiali protetti da copyright.

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