Connessioni / Next / Search / Sicurezza / Social
Le Olimpiadi sbarcano su YouTube. Ma non per l’Italia
Gli utenti di 77 paesi potranno accedere a un canale dedicato, in cui ogni giorno il comitato organizzatore dell’evento pubblicherà contenuti speciali (senza diretta). Basterà a fermare la pirateria?
La notizia sembra di quelle epocali: le Olimpiadi finalmente arrivano anche online, con tanto di canale dedicato (www.youtube.com/beijing2008, non funzionante dall’Italia), dove verranno condivise centianaia di clip ufficiali sull’evento. Quasi tre ore di trasmissioni al giorno con molti servizi speciali e sintesi quotidiane prodotte appositamente per il portale di video-sharing. Senza nessuna diretta, però.
Ma a guardare bene i contenuti dell’accordo tra YouTube e il Cio, ci sono più lati oscuri e limitazioni che l’effettivo desiderio di sperimentare nuove formule distributive.
Innanzitutto, è stata nuovamente messa in atto una forte discriminazione territoriale. Solo in 77 paesi (tra cui l’India, molte nazioni africane e del Medio Oriente) si potrà accedere al canale dedicato (un miglioramento rispetto alle Olimpiadi di Torino, quando il Cio autorizzò solo 23 nazioni). Per i restanti paesi (tra cui l’Italia e gran parte dei paesi occidentali) Google predisperrà un filtro preventivo geografico, in quanto i diritti sono stati già acquistati da altre media company. In Italia, ad esempio, chi non ha la tv potrà usufruire della copertura di Rai Sport, che ha predisposto ben sei canali di streaming online che, a quanto pare, permetteranno di seguire l’evento 24 ore su 24.
In questo modo, sottolinea il Wall Street Journal, la potenziale platea delle Olimpiadi su YouTube non supererà i 200 milioni di utenti. Come dire, nemmeno un quarto di quel miliardo di utenti globali attivi online. Il che non sarà molto redditizio nemmeno dal punto di vista delle entrate pubblicitarie.
Ma la vera ragione che ha portato a questo accordo è però un’altra: provare a porre un freno alla pirateria che solitamente accompagna questi grandi eventi. E cioè: mettendo a disposizione contenuti “ufficiali” si spera di limitare la tentazione degli utenti a condividere filmati illegali. Google intensificherà i controlli sui filmati condivisi dal basso, attraverso la tecnologia di Video Identification (anche per evitarsi ulteriori grane giudiziarie).
Eppure non è detto che questo piano riuscirà a funzionare: i video non saranno accessibili a larga parte degli utenti online, il che porterà molti utenti a caricare comunque filmati sgraffignati dai grandi network. Scrive PaidContent: “il gioco del gatto e del topo continua”. Almeno fino a quando non saranno messe in campo operazioni meno restrittive e più coraggiose.





Ancora nessun commento.