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Rete fissa, lo scontro sul futuro

agcom next generation network telecom italia

Scritto da Giulio Boresa

Comincia la guerra intorno agli impegni presentati da Telecom Italia, dove, con grande scorno dei concorrenti, tramontano le ipotesi filo-inglesi e di apertura della Next generation network

Arrivano i primi commenti e comincia la battaglia tra Telecom Italia e i concorrenti, dopo la pubblicazione degli impegni sulla rete fissa.

C’era grande attesa, da mesi, per questi impegni, con cui Telecom comunica come intende cambiare la gestione della rete e i rapporti con i concorrenti. Lo scopo dichiarato è assicurare una migliore concorrenza e uno sviluppo del mercato e della tecnologia, verso la Next generation network.

Tanta l’attesa, molta la delusione, espressa dai principali concorrenti in una nota in comune. Il modello a cui ci si aspettava che Telecom si ispirasse, per le novità (come auspicato anche da Agcom), doveva essere la separazione varata da BT. Che ha trasferito la rete fissa in una struttura separata, con propri manager, detta Openreach.

L’analogo pensato da Telecom si chiama Open Access, ma è tutt’altra cosa, molto più soft. Né separazione funzionale né tanto meno societaria per la rete (i concorrenti chiedevano a gran voce “almeno” la prima, ma soprattutto la seconda). Open Access è definita quindi “una funzione aziendale” di Telecom. In altre parole è solo un rafforzamento di quella separazione amministrativa che Agcom aveva deciso già nel 2002 (all’epoca, facendo avanguardia in Europa). Open Access ha propri dipendenti, ma Telecom può riorganizzarla come e quando desidera.

L’aspetto più innovativo è che i manager di Open Access avranno un sistema di incentivi specifici, diverso da quello che vale per il resto di Telecom Italia. L’aspetto più deludente è che l’organo di vigilanza creato con Open Access e che è controllato da un board fatto da manager Telecom e membri nominati da Agcom. A differenza dell’analogo in Openreach, l’organo di vigilanza su Open Access non ha potere di erogare sanzioni direttamente.

Ci sono numerose altre differenze che indeboliscono l’indipendenza di Open Access, rispetto a quella di Openreach: per esempio non c’è obbligo di presentare i risultati finanziari separati; non c’è separazione netta tra Open Access e Telecom Wholesale (che offre servizi all’ingrosso).
Polemiche arrivano anche sul fronte dell’Ngn.

Telecom non ha incluso impegni a fornire accesso, ad altri operatori, alla nuova rete in fibra ottica. L’unica cosa prevista è l’obbligo a comunicare i propri piani di sviluppo della nuova rete, ma si riserva anche il diritto di variarli in seguito. Questa comunicazione sarà utile per avviare piani congiunti di copertura in fibra ottica, con altri operatori, di zone continue in una stessa città. Un’idea che è già realtà nell’accordo firmato di recente tra Telecom e Fastweb, ma certo non basta a soddisfare la concorrenza.

Chi non sarà in grado di investire in fibra, sarà così tagliato fuori dal futuro della banda larga italiana. La situazione non è chiara nemmeno nel Regno Unito, dove pure è in costruzione l’Ngn. È previsto che sarà inclusa in Openreach solo se sarà giudicato necessario per mantenere in equilibrio la concorrenza. A riguardo, l’Autorità tlc inglese dovrebbe decidere nelle prossime settimane.

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