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A chi piace la pubblicità nei video?

pubblicità target video

Scritto da Michela Santini

Gli utenti la odiano, le agenzie la lodano. Ma, forse, se fosse più mirata…

Silicon Alley Insider polemizza contro tutte quelle ricerche condotte da aziende di video advertising che magnificano la capacità di appealing dei pre-roll, gli spot che partono in automatico a ogni avvio di un video. Certi studi arrivano a sostenere addirittura che otto persone su dieci non si stufano durante la visione del video imposto e, pur di vedere quello da loro scelto, sono disposti a sopportare anche qualche secondo di pubblicità.

Michael Learmonth (di Silicon Alley Insider) giustamente è scettico. E ipotizza che le agenzie di pubblicità non si smuovano da questa posizione in quanto: a) sono fermamente convinte che il format pre-roll sia al momento il più efficace; b) tale format è quello che più di ogni altro ci ricorda gli spot pubblicitari televisivi e quindi ci fa sentire tutti più a nostro agio (non è l’unico a sostenere quest’ultima tesi).
A quando la “better solution” invocata da Learmonth?

Al di là dei pre-roll (e dei tentativi anche ad alti livelli in questo senso - uno per tutti: Youtube con i suoi propositi di “spot che non disturbano”), il video advertising si dà comunque da fare e continua a cercare nuovi modelli di business e formule vincenti. Meglio se contestualizzando il tutto con i contenuti su cui si installeranno i (meno fastidiosi possibile) banner/roll/overlay. Una simpatica carrellata delle possibili soluzioni sul sito di Adapt.tv che propone, tra le altre soluzioni (a proposito: sono nati prima i text/banner overlay televisivi o quelli internettiani?), sia i temerari (per non dire spudorati) mid-roll che i fiduciosi post-roll.

Recentemente anche Taglift (tecnologia made in Italy) è nata con l’intento di analizzare e aggregare (rigorosamente in modo anonimo) le preferenze dei navigatori in fatto di video. E così esplora i comportamenti degli utenti di social network (come MySpace) e anche, ovviamente, di siti di video online come YouTube. Google stessa, del resto, non rischia certo di rimanere indietro in materia di pubblicità mirata.

Ecco che siamo finiti nei controversi meandri del targeting comportamentale

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